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Sabato 20 Ottobre 2018, ore 10.32
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Gli analisti finanziari tra miopia e limitata affidabilità

Fabrizio Pezzani
Fabrizio Pezzani
Professore ordinario di Economia Aziendale presso l'Università L. Bocconi. E' autore di libri e pubblicazioni sui temi di governance e controllo delle amministrazioni pubbliche e private e delle relazioni tra economia, etica e società.
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Un recente sondaggio Gallup sulla credibilità e fiducia nei media degli Stati Uniti evidenzia un crollo raggiungendo il punto più basso dal 1972 quando questa tipologia di analisi è stata avviata; il crollo della fiducia diminuita del 50% negli ultimi anni viene continuamente alimentata da una guerra mediatica fatta di false informazioni – fake news – che la realtà smentisce rapidamente in un rincorrersi di accuse reciproche. Questo dato rappresenta lo scollamento tra le élites al governo ed un paese reale che non vogliono vedere e finiscono per non capire il senso della storia ed il suo insegnamento sulla crescita e crollo delle società.

La fiducia nei confronti dei media se fosse estesa agli analisti dei mercati finanziari sarebbe desolante, ogni singolo giorno i media riportano previsioni, indottrinamenti che puntualmente vengono smentiti dai fatti. Sembra un gioco miope, così ci siamo dovuti bere le previsioni sul crollo di uno spread-burattino, del prezzo del petrolio, delle valutazioni errate delle agenzie di rating – la tripla A per Lemhan il giorno antecedente il default -, dei disastri finanziari successivi alla Brexit, all'elezione di Trump, al referendum italiano, del rilancio degli Usa, della possibile parità del dollaro rispetto all'euro quando era evidente che sarebbe stato il contrario…; qui ci fermiamo per provare a capire perché i modelli previsionali non possono funzionare.

Un economista del FMI, Prakash Loungani, ha compiuto alcune interessanti ricerche circa l'accuratezza delle previsioni degli analisti-economisti. Utilizzando dati tratti da una pubblicazione chiamata Consensus Forecasts (pubblicata dal Consensus Economics), Loungani ha dimostrato che per oltre tre decenni tra le 150 recessioni registrate solo due sono state previste, il tasso di errore è poi salito al 100% nonostante il continuo aggiornamento dei modelli previsionali.

Le proiezioni fatte sono finanziarie e non economiche, ma la finanza, da quando la carta-moneta nel 1971 è stata sganciati dai valori reali e finiti - l'oro - separandola in questo modo dal mondo emozionale dell'uomo, opera in un contesto staccato dalla realtà dando l'idea che i mercati diventati "razionali" interpretino esattamente i fatti. La mistificazione dei fatti sta proprio nell'avere attribuito ai mercati finanziari il requisito della razionalità e della infallibilità nell'allocazione dei capitali; su questa illogica e falsa considerazione Lucas ha ricevuto il premio Nobel nel 1975 - a parità di informazioni gli operatori decidono (categorico!) allo stesso modo.
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