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Mercoledì 19 Settembre 2018, ore 07.17
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Bankitalia e Vigilanza Bce: si spara sul pianista

Sono sotto pressione, e siamo solo agli inizi

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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C'è da scommetterci: la prossima campagna elettorale si giocherà sulle questioni bancarie e sulle responsabilità di Banca d'Italia.

Resistere, resistere, resistere. Questo sembra l'unica risposta che viene dall'establishment. Non è bastata la richiesta del Segretario Matteo Renzi, di dare un segnale di discontinuità, ed una mozione parlamentare di indirizzo al governo: il Premier Gentiloni ha confermato per un altro sessennio il Governatore in carica, dopo che anche il Quirinale ed il Ministro del tesoro si erano mossi in sua difesa. La autonomia della Banca d'Italia va difesa a tutti i costi: è come la linea del Piave.

Le vicende bancarie hanno agitato più volte, anche negli ultimi anni, sia il mondo politico sia i vertici della nostra Banca centrale.

Accadde già con la intercettazione di una telefonata di Piero Fassino a Giovanni Consorte, pubblicata il 31 dicembre del 2005 da Il Giornale, durante la quale l'allora segretario dei DS chiedeva all'allora amministratore delegato di Unipol: «Ma abbiamo una banca?». La domanda faceva riferimento ai tentativi di acquisizione da parte di Unipol della Banca Nazionale del Lavoro. La polemica montò alle stelle, finendo per coinvolgere l'allora Governatore della Banca d'Italia Antonio Fazio. Lo scandalo montò ancora, con un colpo di scena dopo l'altro. L'esito fu devastante: al vertice della Banca centrale arrivò un esterno, Mario Draghi, già Direttore generale del Tesoro e poi dirigente di Goldman Sachs con responsabilità per il mercato europeo.

Non basta. La campagna elettorale del 2013 fu contrassegnata dall'emergere della vicenda relativa alla acquisizione di Antonveneta da parte del Monte dei Paschi e delle peripezie relative ad una serie di operazioni finanziarie che furono messe in pratica dalla banca senese per occultare le perdite e l'acquisto effettuato con operazioni a debito. Il PD, partito di riferimento a Siena ed in Toscana, fu messo in grave difficoltà.

Stavolta, c'è in piedi addirittura una Commissione parlamentare di inchiesta sul settore bancario. C'è una quantità di vicende da chiarire. Innanzitutto quella delle quattro banche locali (Banca Marche, Banca Popolare dell'Etruria e del Lazio, CariChieti, Cassa di Risparmio di Ferrara) messe in liquidazione a fine 2015.

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