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Mercoledì 26 Giugno 2019, ore 12.21
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È fragile l’economia o sono fragili i nostri nervi?

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Il ricordo delle esperienze particolarmente dolorose dura tutta la vita. Alla borsa di New York occorsero 24 anni per ritornare, nel 1954, ai livelli del 1929. Ci vollero il grande rilancio economico del New Deal, quello ancora maggiore dovuto alla guerra, la fiammata inflazionistica del dopoguerra (che avrebbe dovuto spingere in alto il valore delle azioni come bene rifugio) e la grande e solida ripresa degli anni Cinquanta per spingere gli investitori ad apprezzare di nuovo l'investimento azionario. E per un altro quarto di secolo quasi esclusivamente banche e fondi pensione investirono in borsa, mentre il grande pubblico riprese a interessarsi di azioni solo negli anni Ottanta, mezzo secolo dopo la Grande Depressione.

Grazie al Quantitative easing, dopo la crisi del 2008-2009 sono occorsi solo 5 anni per ritornare ai massimi del 2007 e già nel 2018 abbiamo raggiunto livelli doppi rispetto al 2007. Il trauma della crisi non è dunque visibile nelle performance di borsa, ma traspare in compenso in tanti nostri modi di ragionare.

Il trauma è evidente ogni volta che l'economia rallenta e, magari solo per un trimestre, presenta un modesto segno negativo, come è stato tra la fine del 2015 e l'inizio del 2016 e come è stato di nuovo in questi ultimi tre mesi. Rispunta puntualmente la temibile sindrome del 1937, quando economia e borse precipitarono non perché fosse successo chissà che cosa (c'era stata una restrizione fiscale e monetaria, certamente prematura, ma che in tempi normali sarebbe stata considerata trascurabile) ma perché si pensava che ogni nuova crisi sarebbe stata una riedizione dell'orribile esperienza della depressione.

Una seconda conseguenza del trauma è che la stessa piccola recessione che ci aveva fatto temere il peggio mentre ci eravamo in mezzo, ci appare un'inezia una volta che ne siamo usciti, al punto che non la consideriamo nemmeno più una recessione. Questo succede perché l'idea che abbiamo di recessione è quella che ci siamo formati nel 2008, il resto sono sciocchezze.
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