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Giovedì 21 Novembre 2019, ore 17.38
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Pistole sul tavolo

La nuova diplomazia muscolare

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Su tutti i fronti lo scontro si inasprisce. Se non è ancora guerra aperta è scavo di trincee e riarmo. Si continua a trattare, e non è poco, ma non più attraverso i grandi mandarini della diplomazia, antropologicamente simili tra loro e dotati di solidarietà di casta anche quando siedono su fronti avversari. No, adesso la trattativa viene avocata a sé dai livelli massimi del potere e si svolge con la pistola sul tavolo.

Il conflitto più antico tra quelli in corso è quello tra Regno Unito ed Europa, che ha come sottoprodotto un conflitto civile nel Regno Unito. Dal referendum del 2016 a pochi giorni fa è stato gestito dai grandi mandarini di Whitehall e della Commissione europea con l'intenzione di svuotare gradualmente Brexit per poi, alla fine, renderla totalmente inoffensiva. Oggi, con Boris Johnson all'orizzonte, la trattativa resta possibile, ma con la pistola di un'uscita senza accordo in ottobre in bella evidenza sul tavolo delle trattative. E con Johnson umorale e imprevedibile come Trump, la pistola fa ancora più effetto.

Quanto a Trump, di pistole ce ne sono ormai su tutti i tavoli di trattativa. La Russia è costantemente minacciata di ulteriori sanzioni. L'Iran, oltre alle sanzioni sempre più pesanti, è posto di fronte a per ora velate minacce di intervento militare. L'Europa è stata graziata fino all'autunno, ma pendono ancora sulla sua testa le spade di Damocle dei dazi sulle auto pensati per la Germania e di quelli sui prodotti agricoli pensati per la Francia.

Si credeva che Canada e Messico, dopo la firma del Nafta 2, fossero ormai fuori pericolo, ma la decisione di punire il Messico con dazi crescenti se non fermerà il flusso migratorio verso gli Stati Uniti mostra che Trump, sui temi che gli stanno cari, non ha problemi ad alzare continuamente la posta. Non che non abbia le sue ragioni (il Messico ha mostrato in più momenti di potere arginare perfettamente, quando vuole, il flusso di migranti proveniente dall'America centrale) ma è comunque sorprendente che Trump sfidi i democratici con una linea dura sull'immigrazione quando il Nafta 2 è ancora da ratificare in Congresso e la ratifica dipende dai voti democratici.
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