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Martedì 20 Agosto 2019, ore 12.02
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Eccoli di nuovo

Oro e Bitcoin hanno un futuro

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Negli ultimi giorni la Fed (Powell e Bullard) ha gettato un po' di acqua sul fuoco delle attese, invero molto aggressive, di tagli dei tassi. Perché tagliare di 50 punti base in luglio con l'azionario ai massimi e i rendimenti obbligazionari già scesi? Perché c'è la guerra con la Cina, avrebbe risposto il mercato fino a qualche tempo fa. Ora però tra Stati Uniti e Cina sembrerebbe profilarsi una nuova fase di tregua e di dialogo, anche se senza illusioni, e la Fed, comprensibilmente, vuole non sentirsi costretta a tagliare solo perché tirata per la giacca e preferisce tenersi qualche margine di manovra.

È bastata dunque un po' d'acqua sul fuoco sui tassi per fare stornare oro e Bitcoin e spezzare quel momentum che stava prendendo velocità e ricominciando a dare nell'occhio. Meglio così, perché i tempi non sono ancora maturi per un grande bull market dei beni rifugio e una falsa partenza che si traducesse in uno sboom rilevante ne brucerebbe di nuovo l'immagine.

Attenzione, però. Il fatto che i tempi non siano ancora maturi non significa che non si stia muovendo niente. Appoggiate l'orecchio per terra e sentirete suoni ancora lontani e confusi, ma in graduale avvicinamento. Sono suoni di repressione finanziaria, di reflazione monetaria e presto fiscale, di chiusura dei mercati delle cose e, in prospettiva, anche dei capitali, di livelli di tassazione che hanno raggiunto il loro minimo secolare e invertiranno presto la rotta. Tutti fattori, come proveremo a spiegare, che favoriranno i beni rifugio.

Cerchiamo di andare con ordine e cominciamo dalla repressione finanziaria. Ancora nell'autunno scorso, quando il decennale americano stava vicino al 3.25, si pensava che i tassi reali, dopo essere rimasti a zero o sotto zero per molti anni, avessero finalmente imboccato la strada della normalizzazione. Previsioni di tassi lunghi al 4 per cento per inizio anni Venti e di inflazione al 2.5 lasciavano spazio per pensare a rendimenti reali dell'1.5. Niente di clamoroso, ma certamente tale da fare una concorrenza quasi sleale all'oro (che infatti in quel periodo stava a 1200) e al Bitcoin (allora poco sopra 6000), due strumenti che nulla mai renderanno né in termini nominali né in termini reali (se non, eventualmente, come capital gain).
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