Teleborsa utilizza cookie, anche di terze parti, e tecnologie simili per gestire, migliorare e personalizzare la tua esperienza di navigazione del sito. Per maggiori informazioni su come utilizzare e gestire i cookie, consulta la nostra Informativa sui cookie. Chiudendo questa notifica o interagendo con questo sito acconsenti al nostro utilizzo dei cookie. X
Venerdì 20 Ottobre 2017, ore 05.44
Azioni Milano
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z

Catalogna indipendente: Barcellona peggio di Atene?

Autonomia piena ma sovranità vuota

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
1 2 »

A Barcellona sono ore di tensione, con il governo centrale che vuole impedire a tutti i costi lo svolgimento del referendum indipendentista e la Generalitad che intende andare comunque avanti.

La crisi ha fatto esplodere un dissidio latente tra la Catalogna ed il resto della Spagna: la prima si sente vessata da Madrid, non solo fiscalmente, e vuole l'indipendenza costituendosi in Repubblica. E' di certo l'area più dinamica e moderna della Spagna, con Barcellona che rappresenta la metropoli più aperta ai traffici internazionali, al turismo ed alla cultura cosmopolita.

In realtà, anche se il referendum venisse celebrato ed il risultato fosse ipoteticamente quello di una Repubblica indipendente, le conseguenze non sarebbero affatto quel mondo libero e meraviglioso che i Catalani si attendono: si sarebbero liberati dal controllo di Madrid e dalle supposte vessazioni dello Stato centrale spagnolo, ma avrebbero a che fare con l'Unione europea.

Il processo di indipendenza farebbe cadere la Catalogna dalla padella nella brace, perché a quel punto sarebbe debole come Atene, visto il grado di indebitamento pubblico a cui è arrivata la Spagna in questi anni per colpa della crisi bancaria del 2011.

Ripercorriamo brevemente che cosa è successo.

La crisi finanziaria americana del 2008 ha innescato quella europea del 2010, che ha colpito tutti gli Stati che fossero in qualche modo indebitati verso l'estero, anche se solo attraverso il sistema bancario privato.

A saltare in aria per prima è stata la Grecia, con i conti pubblici in disordine, le banche dipendenti dalla provvista estera e la bilancia dei pagamenti perennemente in rosso. A cascata è stata la volta dell'Irlanda, poi del Portogallo e quindi della Spagna.

Gli spagnoli si erano fatti ubriacare dal debito bancario, raccolto all'estero: tra il 2005 ed il 2008 era addirittura raddoppiato, passando da 434 miliardi a 1.078 miliardi di dollari. Le banche tedesche e francesi, per coprirsi delle perdite americane, cominciarono a ritirare i crediti verso le banche spagnole senza andare per il sottile, facendole fallire: all'inizio del 2012 il credito estero si era dimezzato nuovamente, ritornando a 569 miliardi di dollari.

Il settore pubblico spagnolo era invece in condizioni ottimali, con il rapporto debito/PIL calato in modo ineccepibile dal 59,9% del 2000 al 35,5% del 2007.

1 2 »
Altri Editoriali
Commenti
Nessun commento presente.
Per inserire stili HTML nel commento seleziona una parola o una frase e fai click sull'icona corrispondente.