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Giovedì 27 Giugno 2019, ore 12.41
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131 / Ma che fine hanno fatto i PIIGS? L'Irlanda (parte II)

Nel 2013, dopo 3 anni di sacrifici molto pesanti, l'Irlanda esce ufficialmente dal piano di salvataggio...

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
Ma che fine hanno fatto i PIIGS? L'Irlanda (parte I)

Nel 2013, dopo 3 anni di sacrifici molto pesanti, l'Irlanda esce ufficialmente dal piano di salvataggio. Il forte programma di austerità, un governo stabile ed un sistema di tassazione (12,5% sui redditi delle società) che attira in Irlanda multinazionali quali Google, Facebook, Microsoft, Amazon e Apple riescono a rimettere in moto il volano dell'economia. Pian piano la Tigre Celtica recupera la vitalità perduta.

Oggi, a 10 anni dallo scoppio della crisi immobiliare, l'Irlanda cresce al ritmo del 4,4% ed ha un bilancio pubblico invidiabile con un rapporto debito/PIL pari al 78% (nel 2013 era al 125%). Si prevede che nel 2020 possa scendere al 45%. La disoccupazione, arrivata al 15% nei momenti più bui, si dovrebbe attestare al 5,7% nel 2018 per scendere ancora verso il 5,2% nel 2019. Nei prossimi due anni sono previsti quasi 100.000 nuovi posti di lavoro, ma solo un lavoratore su sedici opera oggi nel comparto immobiliare. Nel 2007, allo scoppio della crisi, ben un lavoratore su nove era impiegato nel settore.

Ora, è indubbio che il rilancio dell'economia irlandese sia fortemente influenzata da una tassazione societaria tra le più basse al mondo e da incentivi fiscali elargiti a piene mani alle grandi Corporate che rappresentano 1/3 del PIL irlandese. Tuttavia la descritta ripartenza poggia anche su un consolidamento dei consumi interni, stimolati dall'aumento dei salari, e su una forte crescita delle esportazioni (settore dei medicinali e IT).

Ovviamente una crisi così drammatica come quella attraversata dall'Irlanda ha lasciato nel Paese aree di vulnerabilità da monitorare nel tempo. In particolare preoccupano:
  1. le possibili conseguenze di un hard Brexit visto gli stretti legami tra le due economie (il 15% dell'export di beni ed il 30% dei servizi sono dirette al Regno Unito). Da questo punto di vista, ad esempio, la debolezza della Sterlina sull'Euro ha creato non pochi problemi alle esportazioni alimentari irlandesi verso la Gran Bretagna sia in termine di minori introiti reali, sia in termini di un rafforzamento dei competitor inglesi del settore avvantaggiati dalla debolezza della moneta inglese;
  2. la possibilità che vengano applicati al Regno Unito specifici dazi potrebbe indebolire l'export irlandese verso quest'ultimo Paese;
  3. la crisi ha comunque indebolito le famiglie che continuano a presentare un indebitamento troppo elevato che le rende vulnerabili ad eventuali nuovi rischi sistemici;
  4. il sistema bancario appare ancora sotto pressione con un rapporto tra credito deteriorato ed impieghi pari al 15%. Peggio solo la Grecia che presenta un rapporto pari al 45% ed il Portogallo al 15,5%. Ben lontana la media europea attestatasi al 5% circa.

Da evidenziare, a questo proposito, che le normative di recente varate dalla BCE al fine di ridurre drasticamente il fardello di credito deteriorato presente nella pancia di alcuni sistemi bancari europei potrebbero creare pesanti obblighi a carico delle banche irlandesi. Ad esempio, l'Addendum di recente varato dalla BCE prevede che tutte le posizioni che abbiano assunto lo status di credito deteriorato dopo l'aprile 2018 vengano interamente coperte da accantonamenti in 7 anni se coperti da garanzie reali ed in solo 2 anni se privi di tali garanzie.

E' evidente che, con un rapporto tra credito deteriorato ed impieghi così elevato, le banche irlandesi potrebbero essere obbligate ad effettuare pesanti accantonamenti a fronte delle perdite attese e a rafforzare il proprio patrimonio contro eventuali shock finanziari. Il rischio è che questi obblighi a carico delle banche possano finire per limitare la capacità degli istituti stessi di sostenere adeguatamente il comparto produttivo con particolare riferimento alle aziende medio-piccole.

E comunque, non andrebbe trascurato il fatto che l'OCSE ha messo di nuovo in guardia contro un nuovo surriscaldamento del settore immobiliare: a Dublino il prezzo delle case è aumentato dal 2012 ad oggi dell'82%!

(Foto: © Mikhail Mishchenko/123RF)
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