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Martedì 12 Novembre 2019, ore 22.57
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Il portafoglio bifocale

Sfruttare il rialzo, prepararsi alla sua fine

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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Come sa chi è presbite da qualche anno, all'inizio si continua a vedere bene da lontano e gli occhiali sono necessari solo quando si legge. Col passare del tempo, tuttavia, comincia a deteriorarsi anche la visione da lontano, che resta comunque meno sfocata rispetto a quella da vicino. Per evitare di doversi sempre tenere a disposizione due paia di occhiali da cambiare continuamente durante la giornata, l'oculista suggerisce di usare lenti bifocali, più forti in basso e più attenuate in alto. All'inizio l'adattamento è un po' difficile e può venire il mal di testa, ma in breve tempo quasi tutti si abituano e possono tornare a utilizzare un solo paio di occhiali.

L'idea di un portafoglio bifocale che sia contemporaneamente e già da ora rialzista sui tre-sei mesi e prudente nel medio-lungo periodo parte da un'analisi della situazione generale e da una considerazione sulla psicologia degli investitori.

Partiamo dall'analisi della situazione. Basta una lettura anche distratta delle notizie per vedere una compresenza stridente di elementi positivi di breve e di fattori di rischio elevati (per non dire negativi) che si profilano un po' più in là sull'orizzonte.

Nel breve vediamo una Brexit morbida già cosa fatta e ufficiale. Boris Johnson è riuscito a quadrare il cerchio. Ha tenuto insieme i conservatori. Terrà insieme il Regno Unito (o comunque non ne provocherà il collasso in tempi brevi che molti cominciavano a temere). Manterrà rapporti decenti con l'Irlanda e manterrà l'Ulster sotto la Corona. Toglierà un ottimo pretesto per un secondo referendum ai nazionalisti scozzesi. Ma soprattutto, riuscirà a conseguire quello che è stato fin dall'inizio il suo vero obiettivo, un accordo con l'Europa più vantaggioso di quello accettato dalla May. L'Europa, e in particolare la Germania, evita di aggravare la sua recessione incombente e continuerà a vendere le sue belle auto ai banchieri di Londra. Il tutto sarà coronato a breve da elezioni anticipate e da una maggioranza parlamentare più solida.

Quella Brexit che nelle previsioni iniziali della Bank of England, molto tendenziose, avrebbe provocato una perdita di otto punti di Pil, avverrà con le borse ai massimi e con una sterlina ultracompetitiva. Le burocrazie europea e britannica troveranno il modo di continuare a farsi i dispetti per molti anni, ma nel frattempo il Regno Unito avrà riorientato la sua economia verso il resto del mondo.

Se Brexit dolce è una buona notizia già incassata, l'accordo tra Stati Uniti e Cina sarà a lento rilascio e sosterrà i mercati almeno fino alla sua conclusione formale a fine novembre, quando Trump e Xi lo firmeranno. Ci sarà ogni tanto qualche increspatura perché nelle trattative gli irrigidimenti temporanei fanno parte della tattica negoziale, ma saranno in realtà occasioni di acquisto. L'accordo ci sembra infatti altamente probabile. Da una parte Xi si trova a fronteggiare un'economia cinese in continuo rallentamento (ne è un segno che alcune statistiche hanno cessato di essere pubblicate). Dall'altra Trump sotto impeachment ha un bisogno vitale di un successo in tempi brevi e di una borsa sui massimi storici.
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