Sabato 5 Dicembre 2020, ore 09.51
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Seconda ondata

Ci sono ancora strumenti per fronteggiarla?

Alessandro Fugnoli
Alessandro Fugnoli
Strategist ed esperto in economia, fa parte dal 2010 del team Kairos Partners SGR come responsabile de "Il Rosso e il Nero"
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L'idea della seconda ondata di Covid nasce dall'esperienza delle pandemie di influenza del 1918-19 (da 50 a 100 milioni di morti, a seconda delle stime), del 1957-58 (due milioni di morti) e del 1968-69 (un milione di morti). Nei tre casi, il virus si presentò in inverno, sembrò ritirarsi in estate e si ripresentò in forza nell'inverno successivo, in forma ancora più terribile nel 1919 e leggermente attenuata negli altri due casi.



Tre pandemie sono un precedente significativo, ma non sono abbastanza per fare una regola. Per restare nell'ambito dei coronavirus, la Sars è durata tre anni e la Mers ha colpito nel 2012, 2015 e 2018. E la stessa influenza del 1968-69, più che un nuovo ciclo, è stata in realtà un ritorno di quella di dieci anni prima. Come si vede, ogni pandemia fa storia a sé.

Quanto a Covid, sui media di questi giorni si fa ampio uso del concetto di seconda ondata già in corso con riferimento ai paesi, come la Francia, che registrano di nuovo lo stesso numero di casi di marzo-aprile. Se la mortalità è più bassa, si dice, è per via delle cure nel frattempo migliorate e delle diagnosi più precoci. Tutto questo è vero, fortunatamente, ma il paragone con la prima ondata è improprio, perché il numero di casi fu allora largamente sottostimato. Mentre allora si testava solo una piccola parte dei soli sintomatici, oggi si testa anche una grande quantità di asintomatici.
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