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Criptovalute, stablecoin e Euro digitale: come orientarsi

Finanza, Scienza e tecnologia · 23 gennaio 2026 - 16.05
Negli ultimi anni, il termine "valuta digitale" è diventato un contenitore in cui confluiscono strumenti in realtà molto diversi tra loro, spesso confusi nel dibattito pubblico. Criptovalute come Bitcoin o Ethereum, stablecoin ancorate a valute tradizionali (e non solo) ed euro digitale promosso dalle istituzioni europee non svolgono la stessa funzione, non rispondono agli stessi bisogni e, soprattutto, non sono pensati per lo stesso tipo di utilizzo. Ci sono delle differenze importanti da capire, che spiegano anche perché le autorità monetarie guardano con sospetto alle criptovalute speculative, hanno un’attenzione crescente verso le stablecoin e un interesse strategico volto allo sviluppo di una moneta digitale pubblica. Andiamo quindi a chiarire cosa sono questi strumenti, come funzionano, quali problemi cercano di risolvere e quale ruolo stanno assumendo nelle scelte di governi e banche centrali.

Cosa sono le criptovalute


Le criptovalute nascono nel 2009 con Bitcoin, la prima a funzionare su scala globale, ideata da Satoshi Nakamoto (la cui identità reale è ancora sconosciuta), con l’obiettivo dichiarato di creare uno strumento di scambio digitale indipendente da banche centrali e governi. Dal punto di vista tecnico sono asset digitali basati su crittografia e registri distribuiti, in cui le transazioni vengono validate da una rete decentralizzata e registrate in modo permanente. Non esiste una versione fisica, né un’autorità che ne garantisca il valore o ne controlli l’emissione.

Dal punto di vista economico, però, le criptovalute non svolgono pienamente le funzioni della moneta. Non sono un mezzo di pagamento comunemente accettato, perché non hanno corso legale e vengono accettate solo su base volontaria. Non sono neppure una buona unità di conto, perché il loro valore cambia rapidamente anche nell’arco di poche ore. Possono funzionare come riserva di valore solo in senso speculativo, con oscillazioni che espongono a guadagni elevati, ma anche a perdite improvvise. Per questo, oggi, le criptovalute sono utilizzate soprattutto come strumenti finanziari ad alto rischio, più che come moneta nel senso tradizionale del termine.

Blockchain, decentralizzazione e limiti pratici


La tecnologia alla base delle criptovalute è la blockchain, un registro distribuito che contiene tutte le transazioni effettuate sulla rete. Ogni partecipante conserva una copia del registro e contribuisce alla sua validazione secondo regole matematiche condivise. Questo modello funziona senza intermediari e senza le banche, ma può richiedere molta energia, è tecnicamente complesso e non è immediato nei pagamenti, quindi risulta poco pratico per l’uso quotidiano.

La decentralizzazione, spesso presentata come un vantaggio assoluto, comporta anche l’assenza di quelle tutele che sono tipiche del sistema bancario. Se si perdono le chiavi di accesso, i fondi sono irrecuperabili. Se una piattaforma di scambio fallisce, non esistono garanzie pubbliche. Inoltre, il cosiddetto pseudonimato rende più complesso il contrasto a riciclaggio e truffe, uno dei motivi per cui le autorità di vigilanza mantengono un atteggiamento prudente.

Stablecoin: cosa sono e perché stanno crescendo


Le stablecoin nascono per risolvere il principale limite delle criptovalute tradizionali: la volatilità. Si tratta di asset digitali progettati per mantenere un valore stabile nel tempo, ancorandolo a un riferimento esterno come una valuta fiat (ovvero, le monete ufficiali emesse dagli Stati), un bene reale o, in alcuni casi, a meccanismi algoritmici. Esempi tipici sono USDT e USDC, ancorate al dollaro, EURC legata all’euro, oppure token come PAXG e XAUT collegati all’oro fisico. La stragrande maggioranza del mercato è composta da stablecoin legate al dollaro, con un rapporto di uno a uno tra token emesso e valore di riferimento.

A differenza di Bitcoin, le stablecoin non nascono per essere strumenti speculativi, ma mezzi di scambio e di trasferimento di valore. Vengono utilizzate praticamente come ponte nei mercati crypto, per i pagamenti internazionali, per la conservazione temporanea di valore e per ridurre i costi e i tempi dei trasferimenti transfrontalieri. Proprio questa funzione pratica ha attirato l’attenzione di grandi operatori finanziari, aziende tecnologiche e istituzioni.

I diversi modelli di stablecoin e i loro rischi


Non tutte le stablecoin funzionano allo stesso modo. Quelle garantite da riserve in valuta fiat si basano sulla fiducia che l’emittente detenga realmente asset liquidi sufficienti a coprire i token in circolazione. Questo modello è relativamente semplice, ma introduce un elemento di centralizzazione e richiede trasparenza, controlli e regole chiare.

Esistono poi stablecoin garantite da altre criptovalute: per ridurre il rischio legato alla loro volatilità, richiedono garanzie superiori al valore emesso, un meccanismo chiamato sovracollateralizzazione. Ad esempio, per ottenere 100 euro "virtuali" sotto forma di stablecoin non basta depositare 100 euro in criptovalute, ma bisognerà depositarne 150 o 200. Questo perché se il valore della criptovaluta scende, la garanzia resta comunque sufficiente a coprire la stablecoin, mentre se scende troppo, il sistema liquida automaticamente la garanzia per evitare perdite. In questo modo, la stablecoin si mantiene il più possibile stabile: DAI è la stablecoin più nota di questo tipo.

Infine, le stablecoin algoritmiche cercano di mantenere il valore attraverso meccanismi automatici di domanda e offerta, senza riserve reali. Questi modelli si sono dimostrati i più fragili, perché dipendono quasi esclusivamente dalla fiducia del mercato. Quando questa viene meno, il meccanismo può collassare rapidamente, come già accaduto con Iron Finance (IRON) nel 2021 e TerraUSD (UST) nel 2022.

Perché le istituzioni guardano alle stablecoin con interesse


Le stablecoin pongono un problema nuovo per le autorità monetarie, perché se da un lato offrono efficienza nei pagamenti, velocità e costi ridotti, soprattutto nei trasferimenti internazionali, dall’altro, se vengono emesse e diffuse su larga scala da soggetti privati, possono diventare una forma di moneta privata in concorrenza con quella pubblica, con potenziali effetti sulla stabilità finanziaria e sulla politica monetaria.

Negli Stati Uniti, il dibattito normativo si è intensificato proprio per integrare le stablecoin nel sistema dei pagamenti, garantendo riserve solide e controlli adeguati. In Europa, invece, si predilige più un atteggiamento di prudenza: le stablecoin rientrano nel quadro regolatorio delle cripto-attività, con requisiti stringenti per tutela dei consumatori e stabilità del sistema.

Cos’è l’euro digitale


L’euro digitale è una proposta completamente diversa rispetto a quello che abbiamo visto fino a qui. Non è una criptovaluta, non è uno strumento di investimento e non è emesso da soggetti privati. Si tratta di una forma digitale di moneta pubblica, emessa e garantita dalla Banca Centrale Europea, con valore stabile e pensata per avere corso legale, affiancando il contante e i pagamenti elettronici già esistenti.

Dal punto di vista concettuale, l’euro digitale rappresenta l’evoluzione del contante nell’era digitale. Il suo valore non fluttua, non dipende da domanda e offerta di mercato e non è progettato per generare rendimento. Serve esclusivamente come mezzo di pagamento, accessibile a cittadini e imprese, anche in assenza di connessione internet grazie a modalità di utilizzo offline.

Come funzionerebbe l’euro digitale in pratica


Il modello ipotizzato è ibrido. La BCE emette la moneta e gestisce l’infrastruttura centrale, mentre la distribuzione avviene tramite banche e prestatori di servizi di pagamento. Gli utenti utilizzerebbero wallet digitali simili alle app bancarie attuali, senza dover cambiare radicalmente abitudini.

Sono previsti limiti di detenzione per evitare spostamenti massicci di liquidità dai conti bancari, e non è prevista alcuna remunerazione. L’euro digitale, quindi, non sostituisce i depositi né diventa uno strumento di risparmio, ma resta un mezzo di pagamento pubblico, sicuro e standardizzato.

Perché l’Unione Europea punta sull’euro digitale


Oggi i pagamenti digitali europei dipendono in larga parte da circuiti privati extraeuropei. Una moneta digitale pubblica consentirebbe di rafforzare la sovranità monetaria, aumentare la concorrenza nel settore dei pagamenti e ridurre i costi per cittadini e imprese.

Inoltre, l’euro digitale offre una risposta istituzionale alla diffusione di stablecoin private, evitando che il ruolo della moneta venga progressivamente delegato a soggetti non pubblici. In questo senso, rappresenta un presidio di stabilità piuttosto che un’innovazione speculativa.

Differenze chiave tra criptovalute, stablecoin ed euro digitale


Criptovalute, stablecoin ed euro digitale rispondono dunque a logiche diverse. Riepiloghiamole nella seguente tabella:

ASSETDESCRIZIONECOME FUNZIONAESEMPI
Criptovalute Asset digitali decentralizzati, senza valore stabile e senza emittente pubblico. Sono usate soprattutto come strumenti finanziari ad alto rischio Le transazioni sono validate da una rete decentralizzata (blockchain), senza banche o autorità centrali. Il valore dipende dal mercato Bitcoin (BTC), Ethereum (ETH)
Stablecoin (valuta fiat) Asset digitali progettati per mantenere un valore stabile, ancorato a una valuta ufficiale Ogni token dovrebbe essere coperto da riserve in valuta fiat detenute dall’emittente USDT, USDC (dollaro), EURC (euro)
Stablecoin (bene reale) Stablecoin legate al valore di un asset fisico, come l’oro Ogni token rappresenta una quantità precisa di bene reale custodito in riserve PAXG, XAUT
Stablecoin (cripto-collateralizzate) Stablecoin garantite da altre criptovalute, con garanzie superiori al valore emesso Usano la sovracollateralizzazione e liquidazioni automatiche per compensare la volatilità DAI
Stablecoin algoritmiche Stablecoin senza riserve reali, basate su meccanismi automatici di mercato Algoritmi regolano l’offerta per mantenere il valore, ma il sistema dipende dalla fiducia del mercato TerraUSD (UST), Iron Finance (IRON)
Euro digitale Moneta pubblica digitale con valore stabile e corso legale, emessa dalla BCE Emissione centrale da parte della BCE, distribuzione tramite banche e PSP, uso come mezzo di pagamento, non come investimento Euro digitale (in progetto)


A oggi, lo scenario che si sta delineando sembra abbastanza chiaro. Mentre le criptovalute continuano a esistere come strumenti di mercato, con cicli di euforia e correzione, le stablecoin stanno diventando infrastrutture di pagamento sempre più rilevanti, ma sotto osservazione regolatoria. L’euro digitale, invece, rappresenta la risposta pubblica europea alla trasformazione della moneta nell’era digitale. Una cosa certa è l’elemento chiave che accomuna tutte queste alternative: la digitalizzazione del valore.
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