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Domenica 25 Settembre 2016, ore 09.21
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1 / L'equilibrio instabile

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
Rispetto al drammatico periodo che ha avuto inizio nel maggio 2011 (Outlook negativo di S&P sull’Italia) e che si è successivamente avvitato intorno alla prima settimana di agosto a seguito del declassamento del rating USA ed al differenziale tra BTP decennali e Bund tedeschi balzato all’impensabile livello di 412 punti base (superiore a quello dei Bonos spagnoli), l’attuale situazione generale appare sicuramente meno drammatica, ma ancora in una posizione di “equilibrio instabile”.

Più in particolare i mercati sembrerebbero aver assunto una posizione “attendista” nel tentativo di capire se, sul fronte USA, il Governo intenda davvero varare un 3° intervento di “quantitative easing” (immissione di ingente liquidità sul mercato finalizzato a dare nuovo impulso al volano dell’economia) nonostante il concreto rischio che, in presenza di un rallentamento dell’economia stessa, questa massa di liquidità, invece di arrivare alle imprese, venga dirottata ancora una volta dalle banche verso impieghi finanziari anche di natura speculativa.

A livello di Area Euro, invece, l’instabilità della situazione deriva dall’incapacità degli Stati partners (anche per motivi di politica interna) di scegliere tra interventi strutturali sui meccanismi finanziari dell’Area (politiche di bilancio integrate, emissione di Eurobonds) ed interventi di corto respiro volti solo a tamponare, nel breve, situazioni divenute insostenibili.

In questo contesto, come noto, la posizione italiana appare particolarmente delicata in quanto -benché gli interventi della BCE abbiano riportato il citato differenziale tra titoli italiani e tedeschi a livelli più accettabili (intorno ai 280/290 punti base) e la Borsa abbia assunto un andamento più altalenante - i mercati, la speculazione e le società di rating stanno osservando giorno per giorno, con grande attenzione, la capacità delle forze politiche di varare in tempi brevissimi gli interventi correttivi preannunciati.

E la presenza di dubbi su questa capacità è dimostrata dal fatto che, a seguito del sostegno internazionale dato ai nostri BTP, l’alleggerimento della “posizione Italia” non sia venuta meno, ma si sia semplicemente spostata dai titoli di stato ai “contenitori” per eccellenza dei titoli di Stato, ossia le banche italiane.

E’ del tutto evidente che in questa situazione, tra l’altro aggravata da prospettive di crescita mondiale sempre più contenute (recenti dati OCSE), una rapida approvazione della manovra senza tentennamenti e dubbi appare elemento indispensabile per non passare rapidamente da una posizione di “equilibrio instabile” ad una situazione di forte instabilità difficilmente governabile.
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