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Giovedì 8 Dicembre 2016, ore 01.13
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34 / Che succede in Spagna?

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
Basta sfogliare un qualsiasi giornale economico per rendersi rapidamente conto di come l'attenzione dei mercati e degli investitori sia tutta concentrata sulla situazione spagnola il cui rapido deterioramento ha colto un po' tutti di sorpresa a cominciare dai partner europei.

In realtà, a ben vedere, non ci troviamo qui a fronte di un fatto eclatante che ha innescato una reazione a catena ma, piuttosto, all'attivazione di un circolo vizioso di matrice ellenica caratterizzato da scarsa crescita - deficit di bilancio - manovre correttive recessive - ulteriore rallentamento dell'economia. In questa situazione, l'aspetto positivo è costituito dal fatto che i conti della Spagna non sono certo quelli della Grecia (il rapporto debito/Pil si mantiene almeno per il momento sotto il 70%), mentre l'aspetto negativo è costituito dalla fragilità della struttura economico finanziaria spagnola che non sembra più in grado di reagire ad una recessione che, secondo le previsioni, vedrà il PIL calare nel 2012 tra l'1,7% ed il 2%.

Detta fragilità deriva da un mix di almeno 4 fattori. Innanzitutto il settore che generalmente fa da volano alla ripresa è l'immobiliare: peccato che gran parte dei problemi iberici derivino proprio dall'esplosione di una enorme bolla immobiliare generata dagli investimenti speculativi dei grandi costruttori sostenuti dalla politica e finanziati dalle banche. La conseguenza diretta di tutto ciò è che l'intero comparto è in agonia, i fallimenti non si contano più ed il valore delle case è in caduta libera con 50000 persone sfrattate nel corso del 2011 per morosità.

Il secondo fattore riguarda le banche. Qui il problema deriva dal fatto che il sistema bancario spagnolo - come detto pesantemente invischiato nel settore immobiliare con una esposizione stimata in 300 mil di Euro di cui la metà circa deteriorato - non appare più in grado di sostenere validamente i tentativi delle aziende di uscire dalla perdurante crisi. A questo proposito, pochi giorni fa si è registrato l'ennesimo salvataggio bancario (mascherato da normale fusione) nell'ambito del quale la Caixabank ha assorbito la Banca Civica particolarmente esposta, appunto, sull'immobiliare.

Il terzo fattore che contribuisce a rendere la situazione spagnola particolarmente vulnerabile a fronte del'attuale recessione è connesso, invece, al notevole potere riconosciuto alle 17 regioni autonome che controllano circa 1/3 della spesa complessiva. Infatti, queste ultime, avendo sforato di ben 30 mld il disavanzo previsto, sono da considerare come le principali colpevoli del mancato rispetto da parte della Spagna dei limiti di deficit concordati a livello comunitario. Nonostante tutto ciò la probabilità che il governo centrale riesca ad intervenire efficacemente sulle Regioni Autonome per arginare la deriva dei "conti periferici" appare, almeno per il momento, assai limitata.

Da non trascurare, infine, il fattore sociale: il passaggio da uno stato di benessere diffuso ad uno stato caratterizzato da gravi difficoltà economiche e da prospettive assai incerte è stato troppo rapido ed ha, quindi, generato tensioni sociali che rendono la situazione spagnola particolarmente delicata. Lo sciopero generale del 29 Marzo contro la riforma del mercato del lavoro ed il varo di una ennesima manovra restrittiva da quasi 30 mld di Euro potrebbe esser solo l'inizio di un periodo da monitorare con grande, grande attenzione.
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