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Sabato 3 Dicembre 2016, ore 16.35
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17 / Il volo degli avvoltoi

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
A ben vedere, le aste di titoli pubblici di fine 2011, che hanno consentito al Tesoro di raccogliere sulle varie scadenze circa 18 mld di Euro, fotografano molto bene l'attuale situazione di incertezza che caratterizza il nostro Paese.

Infatti, da una parte, si è registrata, sul totale delle emissioni, una domanda di titoli più che accettabile: non bisogna mai scordare, a questo proposito, che in presenza di un rischio veramente elevato il problema cessa di essere il tasso e diventa la possibilità stessa di reperire soggetti disposti a comprare titoli di un Paese in difficoltà. Tra l'altro, non è affatto detto che il buon risultato complessivo sia stato "drogato" da acquisti "straordinari" delle banche favoriti dall'iniezione di liquidità firmata BCE, in quanto, attualmente, è molto radicato tra gli Istituti il timore che l'acquisto di titoli di Paesi considerati a rischio possa, prima o poi, portare alla necessità di rafforzare il patrimonio.

Dall'altra, tuttavia, guardando invece alla curva delle scadenze, ci si accorge come la domanda, tenda a diradarsi rapidamente sulle distanze più lunghe sintomo, ovviamente, di una perdurante diffidenza dei mercati nei nostri confronti.

Parallelamente, sul fronte dei tassi di aggiudicazione, è vero che rispetto ai rendimenti di Novembre il tasso sui triennali si è abbattuto dal record del 7,89! all'attuale 5,62, ma è anche vero che i decennali, nonostante tutti gli sforzi, continuano a muoversi in zona 7% che, nel lungo periodo, costituisce per noi un costo insostenibile ed una palla al piede per la crescita del Paese.

Da evidenziare, infine che, nonostante lo spread rispetto ai Bund si sia allontanato dai picchi negativi di quest'estate ( tra l'altro la BCE sta comprando molto meno) lo stesso permanga oltre la soglia dei 510 bp che, fino a non tanto tempo fa, sarebbe stata considerata da film dell'horror.

Dunque una situazione ancora "luci ed ombre", una situazione in equilibrio instabile, ma sicuramente meno drammatica rispetto a pochi mesi fa quando sul cielo italiano "volavano molti avvoltoi". Anche perché dovrebbe essere ormai chiaro a tutti che, per vedere un miglioramento reale e strutturale della situazione, bisognerà purtroppo attendere il difficile varo di tutte quelle misure di ampio respiro più volte annunciate a livello comunitario e poi accantonate.

E allora è importante che i dati italiani, ancora incerti, non vengano interpretati come sintomi di un peggioramento della "malattia" , ma come "spie" che ci ricordano costantemente la difficoltà del percorso da compiere e soprattutto l'assoluta necessità, specialmente a livello politico, di non compiere "passi falsi" decisamente autolesionisti.
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