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Martedì 6 Dicembre 2016, ore 06.49
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38 / La grande incertezza

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
Purtroppo anche i recentissimi dati economici contenuti sia nel World Economic Out look del FMI, che nel nostro Documento di Economia e Finanza (DEF) hanno inevitabilmente confermato la perdurante gravità ed instabilità della situazione economia globale come ben sintetizzato da mister Blanchard, capo economista del FMI, che ha di recente dichiarato "in qualsiasi momento le cose potrebbero di nuovo aggravarsi".

Per quanto ci riguarda, le note più dolenti appaiono connesse, ancora una volta, alla crescita: il FMI, infatti, prevede per l'Italia un PIL negativo sia nel 2012 (-1,9%) che nel 2013 (-0,3%), in controtendenza rispetto alla media Europea che dovrebbe invece passare già nel 2013 in territorio positivo (PIL + 0,9%); la conseguenza diretta di queste stime è che, secondo l'Organismo internazionale, l'Italia non riuscirà a centrare l'obiettivo del pareggio nel 2013, ma dovrà attendere addirittura il 2017.

Meno pessimistici, rispetto a quelli del Fondo, i dati contenuti nel nostro DEF che prevedono, a fronte di una contrazione dell'economia dell'1,2% nel 2012, una lieve ripresa ( + 0,5%) nel 2013. Questa "ripresina" (però tutta da verificare) dovrebbe consentirci di arrivare a ridosso del pareggio di bilancio (-0,5%) nel 2013, per poi raggiungere l'obiettivo nel 2014. Ancora pesante, invece, il rapporto debito/PIL che, trainato al ribasso dagli effetti degli aiuti concessi ai Paesi in crisi, si attesterà nel 2012 al 123,4%.

Tuttavia, nonostante lo sconfortante scenario fin qui descritto, sarebbe ingiusto non evidenziare almeno due accadimenti di rilievo che hanno caratterizzato la seconda quindicina del mese di Aprile.

Il primo accadimento, di natura più istituzionale, è costituito dal fatto che anche l'Italia, dopo Spagna e Germania, ha proceduto ad inserire (senza bisogno di referendum) l'obbligo del pareggio di bilancio in Costituzione. E' importante rilevare che questo impegno - che di fatto trasforma il ricorso all'indebitamento in fatto eccezionale e lo condiziona al voto delle due Camere a maggioranza assoluta - non ha solo valenza formale, ma costituisce, al contrario, un passo fondamentale verso quella riforma complessiva della struttura dell'Area Euro che appare ogni giorno più indispensabile. Infatti, probabilmente, quando tutti i principali Paesi membri avranno raggiunto un livello di rigore di bilancio ritenuto accettabile dall'intransigenza teutonica, sarà più facile riprendere discorsi fondamentali per la sopravvivenza stessa dell'Area quali l'emissione degli Eurobond, il potenziamento degli scudi a difesa dell'Euro, i programmi per la crescita.

Il secondo accadimento, dagli effetti decisamente più immediati, è costituito invece dal raggiungimento di un primo accordo verso la parziale soluzione della drammatica piaga dei debiti scaduti della Pubblica Amministrazione verso le Imprese. Infatti, preso finalmente atto dell'assurdità di una situazione nella quale lo Stato, da una parte, richiede con decisione tutto ciò che gli è dovuto, ma dall'altra, non onora i propri debiti condannando a morte decine di imprese, il Governo ed i soggetti coinvolti hanno individuato soluzioni che sembrerebbero percorribili. Più in particolare, attraverso l'intervento delle banche (anticipazioni e sconto dei debiti certificati) ed il supporto di garanzie statali, si dovrebbe riuscire a sbloccare a favore delle imprese una cifra compresa tra i 10 ed i 20 mld di Euro su un totale di debiti della PA stimato intorno ai 70 mld. Speriamo che sia la volta buona perché le aziende sono ormai veramente in apnea.
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