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Domenica 25 Settembre 2016, ore 04.12
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42 / Ma va meglio o va peggio?

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
Purtroppo, il mese di Maggio - dopo 5 mesi di relativa calma sui mercati finanziari - ha bruscamente ricordato a noi ed ai nostri partner che l'emergenza, giunta per l'Italia all'apice nel Novembre del 2011 con il volo degli avvoltoi sul nostro Paese, è ancora ben lungi dall'essere terminata. Premesso ciò, volendo confrontare la situazione di allora rispetto all'attuale, è possibile individuare alcuni elementi che sono decisamente migliorati, a fronte, però di altre situazioni che permangono tuttora decisamente preoccupanti.

Nell'ambito degli elementi che hanno avuto una evoluzione positiva è importante ricordare i progressi fatti nel rafforzamento dello scudo salva Stati. Dal prossimo Luglio, infatti, al fondo EFSF ( la cui potenza di fuoco è già stata elevata da 255 a 440 mld), si affiancherà l'ESM che sarà dotato di ulteriori 500 mld: compito di ambedue i Fondi sarà quello di intervenire tempestivamente a supporto di Paesi e sistemi bancari in difficoltà, ad esempio acquistando titoli di stato, prima ancora che la situazione di pericolo si trasformi in crisi conclamata.

Il secondo elemento positivo riguarda, invece, il progressivo e sotterraneo cammino intrapreso dalla BCE teso ad abbandonare il ruolo di guardiano contro l'inflazione (tipico di altri tempi e dell'impostazione teutonica della Bundesbank) per assumere un ruolo di garante della stabilità e del buon funzionamento del sistema finanziario europeo.

In quest'ottica non si può trascurare il fondamentale intervento della BCE di Mario Draghi nella gestione dei momenti critici dell'attuale crisi. La Banca Europea, infatti, prima ha sostenuto il debito pubblico degli Stati in difficoltà attraverso acquisti diretti di titoli sovrani e, successivamente, ha puntellato il sistema bancario europeo, ormai in debito di ossigeno, con due iniezioni di liquidità per oltre 1000 mld che hanno permesso alle banche di fronteggiare le scadenze senza dover ridurre il supporto alle aziende (credit crunch).

Il terzo aspetto positivo è costituito dal fatto che l'avvento di Hollande, abbinato ad un crescente malcontento popolare, sta contribuendo a sostituire all'impostazione rigorista tedesca il concetto di "rigore sostenibile" caro anche al nostro Premier. In quest'ottica, decisamente più rivolta alla crescita, si collocano recenti iniziative di notevole interesse quali il ricorso ai project bond e la ricapitalizzazione della BEI (Banca europea per gli investimenti) ambedue rivolte a stimolare gli investimenti nel settore delle infrastrutture e della ricerca.

Al contrario, tra i fenomeni in peggioramento rispetto al Novembre scorso non si può ignorare l'appesantimento della situazione in Spagna derivante dall'incapacità delle regioni autonome di applicare una rigida politica di contenimento dei costi e da un sistema bancario ancora a rischio a causa delle passate speculazioni immobiliari (vedi la recente nazionalizzazione di Bankia).

Sorvolando sulla drammatica situazione Greca (vedi il Punto sulla Crisi n.41), un secondo fattore di ulteriore preoccupazione è costituito dalla profondità dell'attuale crisi che non mostra ancora segni di stanchezza. Da questo punto di vista, se si esclude la buona performance della solita Germania che è riuscita a registrare, grazie all'export, un +0,5% nel primo trimestre 2012, le previsioni relative agli altri Paesi appaiono tutt'altro che rassicuranti: il Fmi prevede, infatti, per l'Area Euro nel 2012 una contrazione dello 0,3% e per l'Italia (ancora fanalino di coda) un calo del PIL dell'1,9%.
E' decisamente troppo presto per abbassare la guardia.
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