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Domenica 25 Settembre 2016, ore 02.28
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52 / Le due spie rosse

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
Nella seconda quindicina di luglio si sono accese almeno due spie rosse che avrebbero dovuto far riflettere tutti sull'estrema urgenza di consentire ai due Fondi (ESFM e ESM) di intervenire sui mercati, attraverso la BCE, in funzione anti-spread.

La prima spia si è accesa intorno all'1:30 di venerdì 13 luglio quando è rimbalzata la notizia del down grade di due gradini inferto da Moody's all'Italia.
In realtà, l'abbassamento del rating era nell'aria, tuttavia ha destato notevole perplessità in tutta Europa sia l'entità del down grade (2 notch), sia la tempistica della decisone che è scattata, oltre che in un momento delicatissimo, anche alla vigilia di una importante asta di BTP.
Per fortuna l'asta, nonostante tutto, è andata piuttosto bene, sia dal punto di vista dell'entità della domanda sia dei rendimenti che hanno fatto registrare un calo rispetto a quelli di giugno scorso.

Tuttavia l'episodio ci ha fatto sentire, ancora una volta, impotenti ed in balia delle discutibilissime società di rating che, sempre più convinte della loro investitura "a divinis", continuano ad emettere sentenze rimanendo indifferenti sia agli enormi sforzi compiuti dai Paesi in difficoltà, sia alle conseguenze negative che le loro esternazioni hanno sui piani di risanamento in atto. Il vero problema è che i verdetti delle tre sorelle, oltre a creare problemi nel medio periodo in termini di maggior onerosità dei debiti pubblici, di maggior onerosità della raccolta delle banche, di credit crunch, etc. potrebbero, nell'attuale situazione, innescare sui mercati una reazione a catena difficilmente controllabile: l'Italia ha impiegato 3 mesi (a luglio 2011) per passare da rendimenti sui BTP del 5% a tassi del 6% e 10 giorni per passare dal 6% al punto di non ritorno del 7%!

E allora, preso atto di questa nostra estrema vulnerabilità che diventa vulnerabilità dell'Euro, appare indispensabile applicare, con la massima rapidità, quei meccanismi di difesa dell'Area, quali lo scudo anti-spread che, in teoria sono stati decisi, ma che in pratica, a causa degli atteggiamenti dilatori di Germania e gregari, stentano a decollare esponendo così tutto il sistema dell'Euro (e non solo l'Italia) ai raid delle società di rating ed alle incursioni della speculazione sistemica.

La seconda spia rossa è stata accesa dal Fondo Monetario che, a fronte dello spread sui BTP a livello di 500 bp e quello sui Bonos a quota 540 bp, ha affermato senza mezze misure che "l'Europa deve agire subito perché il tempo sta per scadere". In sostanza il Fondo ritiene che gli attuali spread di Italia e Spagna siano ingiustificati e superiori di almeno 200 bp rispetto a quelli economicamente corretti, tuttavia ravvisa il forte rischio che, nonostante ciò, in assenza di un intervento protettivo da parte dell'Europa, uno dei due Paesi possa perdere l'accesso ai mercati finanziari con gravissime conseguenze per la crescita mondiale. L'aspetto più interessante del ragionamento del Fondo sta nell'aver evidenziato che l'attuale situazione finanziaria degli Stati in esame non è più correttamente correlata ai fondamentali espressi, ma è invece fortemente influenzata da variabili extra economiche ed altamente instabili quali il sentiment del mercato, gli obiettivi della speculazione, le previsioni politiche, i timori scatenati dai raid delle Agenzie di rating etc.

Ed allora ha perfettamente ragione il Fondo Monetario quando afferma che le riforme avviate in Italia e Spagna possono raggiungere gli obiettivi solo se, durante l'azione di risanamento, gli altri partner europei mostreranno la volontà di aiutarli in modo da rendere fattibile l'aggiustamento in atto. Il riferimento del Fondo alla necessità di procedere urgentemente alla attivazione dello scudo anti-spread appare piuttosto evidente.
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