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Domenica 4 Dicembre 2016, ore 15.18
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98 / Crisi greca: cerchiamo di non giocare con il fuoco

In uno scenario caratterizzato da una generale instabilità l’ultima cosa di cui abbiamo veramente bisogno è un default della Grecia con annessa “cacciata” dal contesto comunitario

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
Tre sono gli accadimenti che si sono manifestati nell'ultimo mese e che dovrebbero indurci a riflettere con grande attenzione sull'evoluzione della crisi greca.

Il primo riguarda l'improvvisa ondata di volatilità che si è abbattuta sui mercati. Gli spread nuovamente sotto pressione, le borse sulle montagne russe, le violente oscillazioni, anche giornaliere, dei rendimenti dei titoli di stato, nonché il cambio Euro/dollaro in rapida risalita ci hanno riportato bruscamente con i piedi per terra facendoci capire come lo scenario poggi ancora su equilibri decisamente instabili.

Il secondo riguarda invece la sfera politica. La clamorosa affermazione elettorale conseguita in Spagna da Podemos e dal suo leader Pablo Iglesias nelle elezioni di Madrid e Barcellona ha decisamente rafforzato lo schieramento degli euroscettici assolutamente contrari al proseguimento in Europa delle politiche di austerità di stampo teutonico ritenute colpevoli di aver rallentato l'uscita dalla crisi. Se poi, a quanto accaduto in Spagna, aggiungiamo l'elezione a Presidente della Polonia dell'euroscettico Duda, elezione che di fatto allontana la 6° economia europea dall'adesione all'Euro, risulta evidente come alla già descritta instabilità finanziaria si stia gradualmente affiancando in Europa una instabilità politica caratterizzata da crescenti posizioni nazionalistiche ed anti comunitarie.

Il terzo accadimento riguarda invece lo scenario internazionale. La dura posizione assunta da Obama nei confronti delle mire espansionistiche di Putin che potrebbe sfociare in un inasprimento delle sanzioni nei riguardi della Russia sta iniettando in Europa, in abbinamento alla instabilità finanziaria e politica, un terzo tipo di instabilità di natura internazionale. Infatti, sta progressivamente crescendo in alcuni governi e parti politiche un diffuso malumore per queste prese di posizione considerate troppo rigide e anche sostanzialmente inutili in grado di esporre i diversi tessuti industriali, già provati da 8 anni di crisi, ad ulteriori danni derivanti dalle contromisure economiche sovietiche.

A questo punto risulta evidente che in uno scenario caratterizzato da una generale instabilità finanziaria, da una instabilità politica caratterizzata da uno schieramento euroscettico in costante aumento, nonché da una situazione internazionale in fermento, l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno è un default della Grecia con annessa “cacciata” dal contesto comunitario. Di conseguenza dobbiamo prendere atto che non ci sono più spazi e tempi per posizioni estremiste ed intransigenti, per scadenze invalicabili o per colpi di scena quali l'abbandono del tavolo delle trattative da parte del Fondo Monetario. Il rischio di contagio derivante da un possibile default greco è troppo alto e, soprattutto, al momento, non è ponderabile. E allora, diventa assolutamente urgente mettere da parte i tecnicismi e trovare subito un accordo politico che, da una parte, non metta Tsipras con le spalle al muro facile preda della sinistra intransigente e dei referendum antieuropeisti e, dall'altra, non faccia perdere la faccia alla Merkel di fronte ai suoi elettori.

In quest'ottica l'unica cosa sensata da fare, data l'urgenza, appare quella di trovare una soluzione ponte che impedisca, nell'immediato, alla Grecia di essere risucchiata nella spirale del default, rimandando la ricerca di soluzioni strutturali a successivi incontri da tenersi nell'ultima parte dell'anno senza più il cappio delle scadenze sul collo. Più in particolare, a fronte di ulteriori concessioni della Grecia in termini di riforme (concessioni indispensabili per salvaguardare la credibilità delle istituzioni creditrici), andrebbe individuata una qualche forma tecnica che consenta lo sblocco di quei famosi 7,2 miliardi di Euro indispensabili per la copertura delle “scadenze estive” ammontanti a circa 5,5 miliardi.

Anche perché la lezione della Lehman Brothers a qualcosa sarà pur servita: anche allora molti dissero che non ci sarebbero state gravi ripercussioni per il sistema, anzi che era giusto lasciar cadere i rami secchi senza intervenire in omaggio alle sovrane leggi del libero mercato. E abbiamo tutti visto come è andata poi a finire!


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