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Venerdì 30 Settembre 2016, ore 05.17
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15 / Speriamo che i mercati abbiano la pazienza di aspettare

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
La prima quindicina di Novembre è stata caratterizzata da decisioni sicuramente di grande portanza a livello di Unione Europea: in rapida sequenza, infatti, la BCE ed il Consiglio d'Europa hanno varato due importanti "pacchetti" di strumenti volti, da una parte, a tamponare la grande crisi di illiquidità del sistema bancario e, dall'altro, a rimettere in moto il "meccanismo" dell'Euro ormai palesemente malfunzionante.

Più in particolare, la Banca Europea è intervenuta con una serie di misure "non convenzionali" destinate ad impedire che si ripetesse nuovamente ciò che accadde nell'ottobre del 2008 quando, in una fase di totale incertezza dei mercati, le banche smisero di "prestarsi soldi " tra di loro determinando una crisi di liquidità ed una conseguente semi paralisi del sistema bancario mondiale.

In quest'ottica, appunto, la BCE - oltre ad abbassare fino all'1% (record storico) il costo del rifinanziamento delle banche - ha deciso di concedere agli istituti, per la prima volta, prestiti illimitati di durata medio lunga fino a 3 anni contro il precedente limite di 13 mesi. Tuttavia, la vera novità ha riguardato la decisione della Banca europea di dimezzare la riserva obbligatoria che le banche hanno dovuto fino ad oggi parcheggiare presso di essa "restituendo" così agli Istituti circa 100 mld di Euro da impiegare (si spera) a favore dell'economia reale.

E' evidente che si tratta di misure di natura "operativa" in grado di dare una boccata di ossigeno al sistema bancario e produttivo, ma assolutamente inadatte a dare risposte alle problematiche strutturali alla base dell'attuale crisi. In una ottica strutturale si è mosso, invece, il Consiglio d'Europa che nella riunione di Dicembre, ha trovato un faticoso accordo politico su alcune misure che dovrebbero costituire la base del rilancio dell'Euro e dell'Eurozona.

Innanzitutto è stato introdotto il "patto di bilancio" o "fiscal compact" che costringerà i governi ad inserire nelle Costituzioni nazionali (e quindi a rispettare) l'azzeramento del deficit di bilancio. Sul rispetto della misura vigilerà la Corte di Giustizia, mentre la Commissione Europea avrà poteri di "intervento preventivo" sulle manovre dei governi e, soprattutto, in presenza di un deficit superiore al 3%, potrà limitare la sovranità del Paese inadempiente imponendo misure per il risanamento dei conti.

Parallelamente alle citate misure strutturali, considerando la gravità della situazione, il Consiglio ha ritenuto di potenziare anche gli "scudi" a difesa della stabilità dell'Eurozona: in quest'ottica il varo del nuovo fondo permanente "salva stati" (ESM) verrà a anticipato a Luglio prossimo, mentre verranno assicurati al FMI ulteriori 200 mld di euro per eventuali interventi " di soccorso".

E' evidente che si tratta solo dei primi passi di un cammino molto lungo e complesso reso ancora più difficile dalla "ritirata degli inglesi" e dai dubbi istituzionali di alcuni Paesi (Finlandia, Olanda etc); tuttavia potrebbero essere passi fondamentali in quanto il rafforzamento della disciplina di bilancio potrebbe aprire finalmente la strada ad innovazioni decisive quali un nuovo ruolo della BCE e l'emissione degli Eurobond.
Speriamo solo che i mercati abbiano la pazienza di aspettare!
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