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Domenica 11 Dicembre 2016, ore 11.02
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40 / Un nuovo scenario per l'Europa

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
"Si comportano come se fossero i soli membri del gruppo" ha dichiarato, annunciando le proprie dimissioni da presidente dell'Eurogruppo, Jean Claude Juncker riferendosi alle continue ingerenze del duo Merkel-Sarkozy nell'ambito dell'Organo europeo che riunisce i ministri delle finanze.
Questa brusca esternazione ha nuovamente rilanciato la problematica legata all'appiattimento della capacità decisionale dei Paesi dell'Area Euro sui "desiderata" teutonici appoggiati, spesso acriticamente, dal governo francese.

Il problema sta nel fatto che il solco esistente tra l'economia tedesca e le economie degli altri partner europei si sta progressivamente ampliando, causando, di conseguenza, la parallela divaricazione tra gli obiettivi tedeschi e le necessità dei Paesi mediterranei. In altre parole in Germania ed in pochi altri Paesi nord europei si continua a parlare solo di rigore fiscale mentre, in praticamente tutti gli altri stati europei, la necessità assoluta è quella di stimolare le economie ormai asfittiche. Da non trascurare, a questo proposito che, all'aumentare del citato divario, si rafforzano anche i meccanismi divaricatori: in particolare, in presenza di un buon andamento dell'economia tedesca derivante dal rigore nei conti, l'insofferenza della popolazione e della politica tedesca verso i Paesi che i conti in ordine non li hanno tende ad aumentare mentre, per converso, in questi ultimi Paesi, monta un crescente sentimento anti-Germania, accusata di soffocare le economie mediterranee.

Tuttavia, nonostante la complessità della situazione, esistono almeno due fattori che, mixati tra loro, potrebbero validamente contribuire a portare le citate posizioni, apparentemente inconciliabili, verso una posizione di equilibrio accettabile.

Il primo fattore potrebbe derivare dallo scardinamento dell'insano duopolio Merkel-Sarkozy connesso all'arrivo di Hollande all'Eliseo: è noto, infatti, che nei programmi del nuovo presidente figura al primo posto una profonda rivisitazione della posizione francese, sia nei confronti della Germania, sia a livello di politiche economiche da adottare per uscire dalla perdurante crisi.

Esiste però il rischio che, sulla spinta elettorale, le politiche espansive di Hollande possano parzialmente vanificare quanto fino ad oggi fatto in tema di risistemazione dei conti pubblici. Si rende dunque necessario l'intervento di un secondo fattore dotato di "proprietà stabilizzatrici" che potrebbe essere individuato proprio nell'assunzione da parte dell'Italia di un maggior peso a livello europeo anche in considerazione del fatto che il nostro Paese si è sempre collocato, secondo l'impostazione data dal governo Monti, in una posizione intermedia tra esigenza di rigore e necessità di stimolare le economie.

In questa maniera ci si troverebbe a fronte di uno scenario che vedrebbe, da una parte, una Germania sempre intransigente, ma sempre più sola, al centro un trinomio di equilibrio composto dalla "nuova Francia", dall'Italia e dalla Spagna e, dall'altra parte, gli altri Paesi in posizione più o meno delicata. Questa impostazione permetterebbe, quantomeno, di passare da una situazione"germanocentrica" di sostanziale stallo ad una situazione dinamica in grado di elaborare soluzioni sostenibili, non più imposte dall'alto ed attente alle diverse esigenze dei diversi Paesi dell'Area.
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