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Domenica 11 Dicembre 2016, ore 11.10
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28 / Alcune buone ragioni per non abbandonare la Grecia

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
Come ampiamente evidenziato da tutta la stampa, nei giorni scorsi il Parlamento tedesco ha approvato il secondo piano di aiuti alla Grecia per 130 mld che vanno ad aggiungersi alla prima tranche di 110 mld di Euro già erogata. Non è stato certo un plebiscito, tuttavia, evidentemente, ha prevalso tra i deputati tedeschi quantomeno il dubbio che abbandonare la Grecia al proprio destino potesse essere poco prudente o addirittura pericoloso anche per la Germania visto il conclamato "rischio sistemico" presente in tutta l'Area dell'Euro.

Ma, al di là dei dubbi tedeschi, esistono altre ragioni per cui potrebbe essere opportuno sostenere lo sforzo di risanamento ellenico. Innanzitutto, a livello generale, è vero che lo scenario appare un po' più tranquillizzante rispetto a cinque mesi fa quando il baratro sembrava davvero vicino, tuttavia risulta evidente che ci troviamo tuttora in una situazione di "equilibrio instabile" del tutto esposta a repentine ricadute qualora si manifestassero nuovi accadimenti, quali il default della Grecia, in grado di allarmare i mercati ed "eccitare" la speculazione.

In secondo luogo, a livello più specifico, la situazione ellenica va sostenuta perché le posizioni di altri Paesi dell'Area continuano a manifestare segnali di difficoltà o, perlomeno, di grave incertezza. Ad esempio il Portogallo, a fronte di un enorme sforzo che consentirà probabilmente di raggiungere gli obiettivi di bilancio, è attualmente alle prese con una profonda recessione (PIL -1,5 % nel 2011 e -3% nel 2012 ), con una disoccupazione al 15% e con una crescente insofferenza popolare che non lascia presagire niente di buono per il futuro (vedi Atene).
Ancora più preoccupante appare poi la situazione in Spagna dove il Governo ammette ormai apertamente, da una parte, che l'obiettivo di un rapporto deficit /Pil per il 2011 pari al 6% è stato abbondantemente superato (8,5%) e, dall'altra, che sarà impossibile raggiungere anche il target 2012 (4,4%) a meno di non attivare una ulteriore manovra da 25 mld che però innescherebbe un drammatico ciclo vizioso di stampo greco. Altrettanto preoccupante appare il caso dell'Irlanda che ha deciso di condizionare l'adesione al "fiscal compact" ad un referendum dall'esito assai incerto (i sondaggi evidenziano un 40% favorevole, un 36% contrari ed un 24% di incerti). Il problema è che, qualora il referendum dovesse avere un esito negativo, l'Irlanda non potrebbe più usufruire di finanziamenti concessi dal Fondo "salva - stati" contribuendo così ad indebolire sensibilmente l'intera impalcatura dell'Area Euro.

Senza contare, infine, che le recentissime previsioni per il 2012 della Commissione europea non lasciano spazi a grandi dubbi: ci avviamo verso una nuova fase di recessione che interesserà ben 8 Paesi dell'Unione (ovviamente noi compresi) con le sole eccezioni della Germania ( + 0,6%) e della Francia (+ 0,4%). Un ulteriore motivo, quest'ultimo, che dovrebbe indurci a procedere con grande cautela evitando, ad ogni costo, il manifestarsi di situazioni di grave pericolo quale quella che certamente deriverebbe da un default della Grecia, ordinato o disordinato che sia.
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