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Giovedì 29 Settembre 2016, ore 00.26
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47 / Dal rischio banche al rischio Spagna

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
Probabilmente, il fatto che il "dossier banche spagnole" prevedesse, speriamo come epilogo, un massiccio intervento europeo di sostegno era già scritto da tempo. Negli ultimi periodi, infatti, il premier Rajoy aveva più volte dichiarato, piuttosto chiaramente, che le banche iberiche non avrebbero retto ancora per molto tempo ad un livello di tassi che rendeva di fatto impossibile approvvigionarsi, a costi sostenibili, sui normali canali di raccolta. Alla fine, il caso Bankia ha fatto traboccare il vaso evidenziando come le ferite lasciate sui bilanci bancari da decenni di sostegno alla speculazione immobiliare fossero, non solo particolarmente profonde, ma anche tuttora infette.

Il problema è che la miscela esplosiva composta dall'incognita greca e dal rischio di implosione del sistema bancario spagnolo ha, ovviamente, di nuovo destabilizzato l'Area dell'Euro ormai strutturalmente incapace di trovare un reale equilibrio. Tuttavia, in questo scenario, il rischio primario non è costituito tanto da un possibile contagio di altri Paesi mediterranei, in primis dell'Italia, ma dalla non trascurabile probabilità che le attuali gravi difficoltà tendano a traslarsi dal sistema bancario spagnolo al "rischio Spagna" andando così ad interessare il suo debito sovrano.

Da questo punto di vista bisogna evidenziare che l'unica carta vincente della Spagna rispetto ai partners europei in crisi è costituito da un rapporto debito pubblico/PIL molto contenuto pari a circa il 65%; tutte gli altri fattori, quali una disoccupazione al 25%, un rapporto deficit/PIL nel 2011 pari all'8,5%, un altissimo indebitamento delle imprese (192% del PIL), e le previsioni di crescita negative sia per il 2012 che per il 2013 sono tutti fattori che evidenziano la debolezza strutturale della nazione iberica.

Il nuovo scenario, che contempla un intervento di sostegno alle banche spagnole fino a 100 mld di Euro (e con ogni probabilità ci vorranno tutti) brucia quest'unica carta vincente in quanto, anche se il finanziamento dovesse transitare attraverso il fondo di ristrutturazione bancario FROB, comunque contribuirebbe all'espansione del debito pubblico spagnolo proiettandolo nel medio periodo, secondo numerosi osservatori, verso il 100% del PIL.

Dunque la crisi bancaria spagnola (per anni trascurata dalla vigilanza della banca centrale) sta creando tutte le premesse per un eventuale salvataggio della Spagna stessa in quanto, da una parte, fa lievitare il debito pubblico e, dall'altra, fa lievitare sia lo spread rispetto ai Bund (oltre i 520 bp), sia i rendimenti sui Bonos sempre più vicini alla fatidica soglia del 7%.

Il problema è che la potenza di fuoco degli attuali scudi salva Stato potrà far fronte alla ricapitalizzazione delle banche spagnole, ad un secondo aiuto al Portogallo, forse potrà garantire qualche altro aiuto ad Irlanda ed alla Grecia, ma non ha certamente ancora le risorse per intervenire in soccorso della quarta economia dell'Area.
E, comunque sia, è ovvio che per l'Italia non rimarrebbe a disposizione neanche una lira.
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