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Venerdì 9 Dicembre 2016, ore 08.41
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22 / Ci richiameranno

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
In realtà mi ero ripromesso di occuparmi in questa rubrica essenzialmente di problematiche di natura economica - finanziaria quali la Grecia, l'andamento del PIL, lo spread, la crisi delle Banche etc. trascurando, per contro, quelle di natura essenzialmente politica . Tuttavia è inevitabile che nei periodi di crisi profonda, le problematiche di natura economica si intreccino strettamente con quelle di natura politica e sociale con la conseguenza che, almeno in alcuni casi, trattare delle prime senza considerare le seconde diventa di fatto impossibile. Ne consegue che, ad esempio, trattare degli atteggiamenti della Merkel senza considerare le quotidiane pressioni provenienti da una opinione pubblica sempre più "antieuropeista" o studiare la posizione della Francia senza considerare il rapido approssimarsi delle presidenziali non ha gran senso. E allora, in quest'ottica, alcune considerazioni politico - economiche relative ai fatti di casa nostra divengono inevitabili.

Prima considerazione: come è possibile che Berlusconi rilasci tranquillamente dichiarazioni del tipo: la cura Monti non sta dando frutti "ci aspetteremmo di essere richiamati ad occupare le posizioni di Governo che avevamo prima" senza avere la certezza, così facendo, di offendere l'intelligenza dei suoi stessi connazionali?
Gioverà ricordare, a questo proposito, che la cura Monti è riuscita innanzitutto a sottrarre l'Italia dalla spirale degli attacchi speculativi che stavano rapidamente causando un avvitamento probabilmente irreversibile della nostra situazione a Novembre (spread a quota 575 bp), come è riuscita, d'altra parte a restituirci un ruolo ed una dignità del tutto perduti a livello comunitario.
Gioverà anche ricordare che il governo Monti è riuscito, da Novembre ad oggi, a "consolidare" le nostre difese al punto da consentirci di superare senza grandi scossoni i downgrade di S&P, le minacce di Fitch e le esternazioni non confortanti di Moody's, come è riuscito, grazie ad una riconquistata fiducia, a riportare tutta la curva dei rendimenti dei nostri titoli ben al di sotto degli insostenibili livelli prima raggiunti.
E non possiamo trascurare che forse, se glielo consentiranno, sarà proprio questo governo a ridurre i privilegi della casta politica e a realizzare quel pacchetto di liberalizzazioni che appare sempre più urgente in relazione all'ormai conclamata recessione alle porte.
Gioverà, infine, ricordare che, grazie al governo Monti abbiamo di nuovo l'impressione di trovarci in un Paese serio, governato da gente seria, dove i sottosegretari che sbagliano si dimettono subito, gli evasori vengono perseguiti con durezza e le veline non si occupano di politica.

Seconda considerazione: ma come è possibile continuare a dare fiducia a due schieramenti politici che, perfettamente consci che una caduta del governo Monti farebbe immediatamente precipitare il nostro Paese in una situazione balcanica con pesantissime conseguenze per tutti noi, continuano a parlare solamente di "staccare la spina", di "sospensione della legalità", di "governo a tempo" e di preparativi elettorali?
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