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Venerdì 9 Dicembre 2016, ore 01.08
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44 / Usciamo dall'empasse

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
Se, come detto, l'ultima decade di Maggio si era aperta con qualche notizia positiva sul fronte interno (vedi il Punto sulla Crisi n.43), appare piuttosto evidente come la stessa decade si sia chiusa, al contrario, con un sostanziale nulla di fatto a livello europeo sul fronte del contrasto ad una situazione economica sempre più instabile.

Più in particolare, questa instabilità, caratterizzata da un movimento ondulatorio di borse e spread, è stata di recente rafforzata dal fattore che i mercati temono di più: l'incertezza. Incertezza sull'esito delle prossime consultazioni elettorali elleniche da cui dipenderanno le sorti della nazione, incertezza sull'impatto di un default nei Balcani sugli altri Paesi europei, incertezza sulla gestione di una possibile crisi, con conferme e smentite sull'esistenza di piani "B" e sulla costituzione di specifiche unità di crisi. Incertezza dalla Spagna dove, senza più grossi mezzi termini, il premier Rajoy ha dichiarato che, in assenza di una chiara risposta europea, la Spagna non potrà sostenere per molto tempo gli attuali rendimenti sul debito.

Il problema è che a fronte di questo scenario piuttosto sconfortante continuano a fioccare dichiarazioni di intenti, elaborazioni di importanti progetti, accordi di massima, ma si fatica ad individuare misure concrete e subito realizzabili atte a fronteggiare una crisi che, qualora dovesse subire una accelerazione, richiederebbe risposte assolutamente immediate.

Quindi, appaiono sicuramente importanti i grandi progetti legati, ad esempio, ai Project bond destinati a sostenere gli investimenti infrastrutturali, al rafforzamento della Banca Europea per gli Investimenti (BEI), ad una migliore calibrazione dell'area di intervento degli scudi ESFS ed ESM, tuttavia gli Stati europei non possono e non devono trascurare la necessità di predisporre per tempo misure da medicina di emergenza. Purtroppo, queste misure rientrano in gran parte nella sfera di azione della BCE dove la vigilanza teutonica è allerta 24 ore su 24 al fine di evitare ogni nuova ipotesi di acquisto di titoli di stato da parte della Banca Centrale, nuove iniezioni di liquidità al sistema bancario europeo o altre ipotesi ancora più avvenieristiche e contrarie ai dogmi germanici.

Dunque, in sintesi, i grandi progetti, tra cui spicca su tutti l'ipotesi degli Eurobond - sostenuti dai Paesi mediterranei, dalla Francia di Hollande, dal FMI e dal'OCSE ed avversati da tedeschi e vassalli - sono ancora solo idee, mentre sulle misure immediate non si riesce a trovare un valido accordo. Il vertice informale dei 27 appena conclusosi a Bruxelles non fa che confermare questa situazione di sostanziale empasse: speriamo che qualcosa si muova entro il prossimo Vertice Europeo di Giugno, ma le premesse, come detto, non sono certo esaltanti.
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