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Martedì 27 Settembre 2016, ore 22.53
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21 / Allarme rosso nei Balcani

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
Purtroppo, nello scenario economico-finanziario europeo già molto provato dai downgrade e dalle minacce delle Tre sorelle, da una crescita in ulteriore rallentamento e dall'ortodossia tedesca, si è nuovamente acceso l'allarme rosso proveniente dalla Grecia.
E non è un problema da poco visto che la Grecia a Marzo ha in scadenza un bond da quasi 15 mld di euro che verosimilmente non potrà fronteggiare senza aiuti esterni. Ma gli aiuti esterni, 130 mld di Euro provenienti dall'Eurozona, non verranno mai concessi finché non si troverà un accordo tra governo greco e banche creditrici sull'entità e le modalità del taglio (di massima il 50%) da applicare sul rimborso dei bond con conseguente "evaporazione" dai bilanci delle banche stesse di circa 100 mld di Euro.

Tra l'altro la situazione è resa più complicata dal fatto che, dopo un periodo di relativo "silenzio stampa", si stanno nuovamente accendendo sulla scenario balcanico tutti i riflettori dei mercati, fatto che rende decisamente più complessa la ricerca di una soluzione in tempi brevi. In quest'ottica, ad esempio, si stanno moltiplicando, come da copione consolidato, le "esternazioni" delle società di rating (in particolare Fitch) che, del tutto incuranti delle ripercussioni sui mercati, da una parte ribadiscono che non vi è nessuna possibilità di salvare la Grecia e, dall'altra, dichiarano apertamente che, comunque sia, anche in presenza di un accordo sul taglio ai Bond, considereranno la Grecia in default. Lascio immaginare l'effetto di queste prese di posizione sulle citate delicatissime trattative in corso.

Ma ciò che preoccupa è che, assai verosimilmente, anche la finanza "speculativa" ha drizzato le antenne verso la Grecia e, certamente, non sta scommettendo su una rapida soluzione delle problematiche: è evidente che le conseguenti manovre (si stima che i bond greci in mano alla finanza più disinvolta si attestino intorno ai 50 mld di euro) non potranno che contribuire ad un pericoloso avvitamento della situazione in atto.

A questo punto il problema torna ad essere, come in passato, l'impatto che l'evoluzione greca potrà avere sull'area Euro: non bisogna dimenticare, a questo proposito, che è vero che il "sistema" ha retto negli ultimi anni anche a fronte di crack bancari a catena, di impensabili downgrade (USA e Francia) e di attacchi speculativi di ogni genere, tuttavia nessuno ha veramente idea di cosa potrebbe comportare un default "non ordinato" di un Paese come la Grecia così interconnesso agli altri Stati dell'Area Euro.

A fronte di queste prospettive viene da chiedersi se non sarebbe stato davvero meglio chiudere la questione greca "ab initio" con un massiccio intervento da 150/200 mld di Euro, visto che solo la Gran Bretagna, per il salvataggio delle proprie banche, ha speso negli ultimi anni l'equivalente di circa 1150 miliardi.
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