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Sabato 1 Ottobre 2016, ore 05.22
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5 / Ancora nessuna luce in fondo al tunnel

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
"L'economia globale è entrata in una fase pericolosa", "la paura dell'ignoto è alta", "le cose possono andare storto in qualsiasi momento", "non abbiamo il lusso del tempo a disposizione".

Purtroppo non sono parole dette in libertà, ma le recenti riflessioni del capo economista del FMI Oliver Blanchard, seriamente preoccupato per l'evoluzione della situazione economica globale.
In effetti, pur con tutta la buona volontà, non si riesce ancora a vedere la luce in fondo al tunnel: ai fattori di rischio preesistenti si sono semplicemente sovrapposte nuove problematiche altrettanto gravi senza che i primi siano stati in alcun modo risolti.

Ad esempio le indecisioni dei Paesi dell'area Euro (Germania in testa) continuano ad alimentare attorno alla Grecia un alone di massima incertezza la cui unica conseguenza è un pericoloso andamento "stop and go" nell'ambito del quale si alternano, incontrollate, ipotesi di default "selvaggio", default pilotato, sicuro salvataggio e ritorno alla Dracma.

Il problema è che, accanto alla crisi greca, si vanno manifestando tutta una serie di nuovi fattori potenzialmente destabilizzanti quali il drastico peggioramento delle previsioni di crescita mondiale ed il deterioramento del sistema bancario europeo.
Per quanto riguarda il primo punto dobbiamo rassegnarci a rifare tutti i conti basandoci su un trend di crescita poco più che "piatto": secondo il FMI, infatti, l'Area Euro crescerà in media nel 2012 solo dell'1,1%, dato compreso tra i picchi della Germania (+1,3%) e dell'Italia (+0,3%!).

Risulta del tutto evidente che mantenere gli impegni presi in tema di risanamento dei bilanci con questi dati di crescita diventa, specie per i Paesi sotto pressione, una impresa titanica. Esiste poi, come detto, il problema connesso alla "morsa" che stringe le banche europee. Infatti, da una parte, gli istituti sono chiamati a rafforzare il patrimonio e ad incrementare le riserve di liquidità così da poter fronteggiare perdite inattese o momenti di stress acuto dei mercati, dall'altra, sono presi di mira dalla speculazione in quanto costituiscono i principali "contenitori" dei titoli di stato dei Paesi in difficoltà.

Per arginare questo fenomeno ed evitare che la pressione sulle banche comporti una riduzione del loro sostegno al mondo delle imprese (il famoso credit crunch) diventano di fondamentale importanza tutti quegli interventi coordinati delle Banche Centrali volti a prevenire ogni possibile tensione sui mercati finanziari: da non trascurare, a questo proposito, la recente decisione della BCE, FED, Banca d'Inghilterra, Banca del Giappone e Banca Centrale Svizzera di fornire al sistema bancario tutta la liquidità in dollari necessaria a compensare "la fuga" dei fondi monetari USA sempre più spaventati dal rischio Europa.
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