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Sabato 3 Dicembre 2016, ore 20.53
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14 / I sacrifici della casta

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
Benché non vi sia dubbio che la prima quindicina di Dicembre sia stata caratterizzata da decisioni, magari non ancora risolutive, ma sicuramente di notevole rilievo a livello europeo, tuttavia riterrei opportuno fare ancora un paio di considerazioni sulle "cose di casa nostra" ed in particolare sul comportamento dei nostri politici in un momento indubbiamente difficile per tutti gli italiani (o quantomeno per gran parte di loro).

Infatti non sono sicurissimo che i nostri politici abbiano ben compreso che siamo molto vicini ad un punto di rottura non tanto tra popolo e politica ma, cosa molto più pericolosa, tra cittadini e uomini politici. Ormai l'informazione ed i media hanno fatto capire a tutti la reale portata della situazione, il presidente Monti, da parte sua, non ha nascosto certo la drammaticità del momento ed il famoso spread tra BTP e Bund tedeschi - nuovamente a livelli non sostenibili nel medio termine- ci riporta costantemente alla realtà.

A questo punto gli italiani hanno accettato di subire misure severissime ed impensabili fino a pochi mesi fa, ma stanno osservando con molta, molta attenzione i continui tentativi della "casta" di sottrarsi, come regolarmente successo in passato, ad ogni serio sacrificio. Solo che le cose sono molto cambiate ed è bene che i politici ne prendano ben atto: non è nemmeno pensabile chiedere una lira ai lavoratori se prima non si abbattono in maniera radicale i privilegi dei politici divenuti, oggettivamente, intollerabili.

Se si deve toccare la prima casa, gli estimi catastali, l'età pensionabile, addirittura l'adeguamento delle pensioni al costo della vita non è nemmeno pensabile non agire sulla sommatoria di indennità, diaria, spese viaggio, spese segreteria, spese telefoniche, contributi per elettore che portano il totale lordo dei compensi dei nostri parlamentari oltre i 20.000 euro mensili; per non parlare dell'ignominia del vitalizio ottenuto dopo una legislatura e della miriade di benefits persino difficili da enumerare.

E discorsi legati alla "necessità di tutelare l'immagine e la dignità del parlamento" abbinati a quelli che sottolineano la necessità di tutelare "l'autodeterminazione delle Camere" anche in materia retributiva, lungi dal muovere a compassione i cittadini, verosimilmente ne aumentano la rabbia ed il senso di impotenza.

Tra l'altro non è tanto facile da spiegare ai lavoratori dipendenti ed ai pensionati come mai il Governo ci abbia messo circa 12 giorni a confezionare un decreto molto complesso che ha toccato praticamente ogni aspetto della nostra vita sociale, mentre per capire come ridurre i costi dei parlamentari sia stato necessario costituire una commissione ad hoc che tra l'altro ha fatto sapere di essere in forte ritardo e che i primi risultati non potranno aversi prima della primavera del 2012!

Forse i nostri politici dovrebbero far mente locale su fatto che, in periodi di grande tensione come l'attuale, il passaggio dall'essere osannati, invidiati ed invitati ad ogni avvenimento mondano all'essere considerati la causa di ogni problema e non poter più prendere un treno senza essere vituperati è molto, molto rapido.
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