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Martedì 27 Settembre 2016, ore 12.38
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18 / La preoccupante reviviscenza della politica

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
Guardando con attenzione ai recenti avvenimenti ed alle recenti cronache, ci si accorge che, probabilmente, il vero problema del nostro Paese non è più costituito solamente dalle indicazioni incerte fornite dalle recenti aste o dallo spread tra i nostri titoli ed i Bund tedeschi, ma da una preoccupante "reviviscenza" di giochi politici, di calcoli elettorali, nonchè di manovre interne ai nostri partiti.

Il problema ha notevole portata perché è ormai piuttosto evidente che la soluzione dei problemi della "zona Euro" dipenderà inevitabilmente dalla capacità e volontà degli Stati europei di varare collegialmente riforme coraggiose e di portata senza precedenti anche a costo di rinunciare ad una "fetta" della propria sovranità nazionale.

Di conseguenza, per il nostro Paese, il punto nodale cessa di essere costituito solamente dalla nostra capacità di "fare i compiti a casa" e diventa la capacità o meno dell'Italia di entrare a pieno titolo, insieme a Germania e Francia, in quella "cabina di regia" che nei prossimi periodi governerà la nuova fase dell'Euro. E la differenza tra il rimanere fuori ed entrare nella cabina di comando non è certo insignificante in quanto corrisponde alla differenza tra il subire passivamente le decisioni di soggetti anche molto diversi da noi per DNA (tedeschi e francesi appunto) o, al contrario, contribuire attivamente "al nuovo corso" che andrà verosimilmente a modificare anche i punti cardine dell'impalcatura dell'U.E.

Tuttavia, come si accennava in apertura, il vero pericolo in grado di rimettere in discussione sia la riconquistata fiducia nell'Italia sia questo nuovo ruolo non viene dall'esterno, ma dall' interno ed è costituito, appunto, dall'attuale tentativo della nostra politica di rialzare a qualunque costo la testa nel terrore di perdere i propri spazi di azione.

Infatti risulta piuttosto evidente che le crescenti critiche al Governo provenienti da alcune correnti dei maggiori partiti, gli inviti (direi minacce) a Monti a non toccare alcuni sfere ritenute appannaggio esclusivo della politica, le pressanti richieste di concordare ogni futura misura con il partito di maggioranza relativa e le frasi del tipo "un grande partito è sempre in campagna elettorale" oppure "bisogna tenersi pronti ad ogni evenienza" (elezioni) non fanno altro che indebolirci nei confronti dei nostri partner europei e spalancare le porte a possibili attacchi speculativi.

Ora, bisogna aver ben chiaro che finchè si rimane nella sfera della schermaglia politica i danni alla nostra immagine non dovrebbero essere particolarmente rilevanti. Ma se, per disavventura, l'atteggiamento dei partiti dovesse mirare invece a delegittimare il governo Monti o, addirittura, ad impedirne la continuazione del lavoro in ottica elettoralistica, probabilmente i brandelli dell'Italia non li ritroveremmo più neanche con l'aiuto dei cani molecolari.
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