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Lunedì 21 Agosto 2017, ore 04.39
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115 / Una nuova minaccia per le nostre PMI

In uno scenario caratterizzato da nove anni di crisi ogni nuova normativa di vigilanza colpisce “la mattina” le banche e si ripercuote nel “pomeriggio” sulle imprese

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
Se è vero che in uno scenario caratterizzato da nove anni di crisi ogni nuova normativa di vigilanza colpisce “la mattina” le banche, ma si ripercuote nel “pomeriggio” stesso sulle imprese, non trascurerei una nuova minaccia che si va concretizzando sulla testa delle nostre aziende specie medio piccole. Più in particolare questa minaccia è costituita dalle nuove regole di vigilanza che l'EBA (European Banking Authority) ha di recente proposto alla Commissione Europea sugli sconfinamenti continuativi oltre i 90 giorni di privati ed imprese (Past Due).
E' necessario premettere che il Past Due è particolarmente delicato per almeno tre ordini di motivi.

Il primo è che rappresenta per una azienda una botola aperta in grado di farla precipitare nell'area del credito deteriorato con tutte le conseguenze in termini di maggiori costi, monitoraggio invasivo e accessibilità al credito stesso. Con l'aggravante che questa area sta divenendo sempre più “vischiosa”, nel senso che tutte le nuove regole di vigilanza tendono a rendere sempre più lento e complesso il ritorno in bonis della posizione deteriorata.

Il secondo è che il Past Due, per come è stato strutturato, è in grado di trascinare nella spirale del credito deteriorato importi anche molto rilevanti. Infatti, ad esempio, a fronte di una linea di cassa che presenti anche un modesto sconfinamento continuativo da oltre 90 giorni, qualora questo importo superi una determinata soglia (soglia di materialità), andrà in Past Due l'intera l'esposizione dell'azienda nei confronti della banca. Ed è proprio su questo ammontare che l'Istituto dovrà poi calcolare perdita attesa e conseguenti accantonamenti.

Il terzo motivo è che sul problema del Past Due l'Italia è totalmente isolata rispetto ai partner europei in quanto lo sconfinamento sulle linee di cassa è un fenomeno tipicamente italiano praticamente sconosciuto all'estero. E questo non perché le nostre banche non sappiano fare credito, ma perché storicamente il nostro sistema bancario sostiene un tessuto imprenditoriale composto al 95% da artigiani e piccole imprese che, ovviamente, dopo 9 anni di crisi, evidenziano tensioni e sconfinamenti sulle linee di cassa. Il problema è che quando sei isolato, automaticamente diventi molto più vulnerabile alle decisioni che vengono prese a livello europeo. Ed è indubbio che queste decisioni, negli ultimi periodi, siano state molto più attente agli accantonamenti ed al patrimonio delle banche, che alle conseguenze recessive sul mondo imprese (credit crunch).

Chiarita la delicatezza del problema in esame, è necessario evidenziare che, ad oggi, il Past Due rappresenta in Italia solo il 5% del totale del credito deteriorato (circa 14 mld su un totale di 340 mld). Ma questo è dovuto semplicemente al fatto che, attualmente, le posizioni sconfinate oltre i 90 giorni rientrano nel credito deteriorato solo qualora lo sconfinamento superi una determinata percentuale dell'esposizione complessiva (la già citata soglia di materialità). Oggi tale percentuale varia, secondo i Paesi, tra il 2 ed il 5%. In Italia, data la peculiarità del nostro tessuto produttivo, la soglia è stata fissata da Banca d'Italia al limite superiore del 5%. Ebbene a fine 2016 l'EBA, come si diceva in apertura, ha proposto alla Commissione europea di abbattere la soglia di materialità per tutti i Paesi all'1%, percentuale eventualmente elevabile dalla BCE al 2,5%.

Qui il problema è che, nella descritta situazione italiana, un abbassamento della soglia di materialità sotto il 4% trasformerebbe tutta una massa di credito in bonis in credito deteriorato con pesantissime conseguenze sia per il nostro sistema bancario (maggiori accantonamenti) che per le nostre aziende (limitazioni nell'accesso al credito).

Per fortuna l'EBA ha proposto che l'applicazione delle nuove norme parta dalla fine del 2020. Tuttavia bisogna evidenziare che, in presenza di una crisi che non accenna a placarsi, sarà durissimo per banche ed aziende pianificare una graduale riduzione delle linee sconfinate in vista della citata scadenza. E allora, se si vuole evitare che queste nuove norme trancino sul nascere ogni tentativo di ripresa delle nostre PMI, diviene indispensabile fare ogni sforzo, sia a livello politico che tecnico, per renderle compatibili con la più profonda crisi dei tempi moderni. Il tutto prima che l'emanazione dei Regolamenti le renda tristemente definitive.
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