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Venerdì 9 Dicembre 2016, ore 04.35
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96 / Ma siamo sicuri che ci convenga mettere la Grecia con le spalle al muro?

L'UE, in un momento cruciale per la sua ripresa, può rischiare che la Grecia esca dall'Euro con conseguenze assolutamente imprevedibili?

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
Ormai appare piuttosto evidente che, per quanto riguarda il caso Grecia, siamo giunti ad un bivio decisivo. E dalle strade che le controparti decideranno di percorrere dipenderà, se siamo fortunati, una uscita più o meno rapida dalla crisi, se non lo siamo, la sopravvivenza stessa dell'Eurozona.

Il problema è che sia l'Europa intransigente (tedeschi ed accoliti), sia il Governo Greco (condizionato anche dalla sinistra estrema) persistono in una pericolosa “politica delle cannoniere” che rischia di portare, come sempre, ad uno scontro frontale. Non sarà, ovviamente, uno scontro militare tra potenze come nel passato, ma sarà comunque uno scontro che avrà pesantissime ripercussioni in campo economico e sociale. Infatti, il continuo susseguirsi di “gran rifiuti”, minacce, esternazioni intransigenti, chiusure improvvise e prove muscolari finiranno inevitabilmente per far superare alle controparti il “punto di non ritorno”. Ed una volta oltrepassata questa sottile demarcazione sarà impossibile per i paesi creditori o per il Governo greco tornare indietro senza scatenare scontri politici interni e, nel caso greco, tensioni sociali difficilmente gestibili.

Tutto ciò premesso, il punto focale del caso Grecia rimane il seguente: l'Unione Europea, in un momento cruciale per la sua ripresa, può continuare a gestire la situazione ellenica in maniera ragionieristica rischiando cosi che la Grecia esca dall'Euro con conseguenze assolutamente imprevedibili?

Riterrei di no almeno per due ordini di motivi. Il primo è connesso, appunto, al momento economico che l'Europa sta attraversando. Finalmente, dopo 7 anni di buio totale che hanno devastato la ricchezza e l'occupazione di tutti i Paesi europei, si intravede qualche spiraglio. Più in particolare, il coraggio di Mario Draghi che ha reinterpretato il ruolo della BCE ed ha varato misure espansive prima inimmaginabili (i tedeschi si svegliano ancora di notte in preda agli incubi), abbinato ad un prezzo del petrolio contenutissimo, costituiscono uno stimolo irripetibile per le economie europee. Il problema è che questa extra spinta è ancora in una fase iniziale ed ha generato, al momento, una crescita ancora fragile ed asimmetrica tra i diversi Paesi. E' evidente che, in questo scenario, la sola ipotesi di una brusca uscita di Atene dall'Euro sarebbe perfettamente in grado di annullare tutti i benefici derivanti dalle manovre espansive poste in atto dalla BCE.

Il secondo punto tocca, invece, la sfera sociale. Mi risulta veramente difficile immaginare che la Grecia possa uscire dall'Area dell'Euro in maniera ordinata e priva di pericolosissime tensioni sociali. Non trascurerei, a questo proposito, il fatto che il popolo greco si è aggrappato disperatamente alle promesse fatte dai propri leader in termini di fine dell'austerity, di ritorno ad una qualità della vita accettabile, di fine dei dictat comunitari. Nel momento in cui, con le casse vuote e l'impossibilità di pagare stipendi e pensioni, il Governo greco sarà costretto ad accettare nuove misure di rigore per ottenere un nuovo sostegno finanziario europeo, la deflagrazione sociale sarà assolutamente inevitabile.
Forse si consumerà in questo scenario anche un improbabile tentativo di ritorno alla Dracma, ma sarà, comunque, un tentativo che passerà attraverso scene di panico, assalti agli sportelli e bruschi limiti alla circolazione dei capitali senza i quali le Banche elleniche finirebbero in due ore le proprie disponibilità liquide. E poiché la possibilità di uscire da questa crisi è strettamente legata ad una ripresa dei consumi interni e questi sono strettamente legati alle aspettative di famiglie ed imprese, risulta evidente che uno scenario di panico quale quello descritto ricaccerebbe, non solo la Grecia, ma tutta l'Europa in una nuova spirale recessiva.

Dunque, anche prescindendo da questioni morali, l'Unione Europea non può affatto concedersi il lusso di affossare frettolosamente la Grecia in nome del rigore di bilancio per il semplice fatto che si tratterebbe di un salto nel buio dalle conseguenze assolutamente non prevedibili. E' indispensabile che il dossier Grecia, nel nostro stesso interesse, sia sottratto, al più presto, dalle mani dei ragionieri e dei tecnocrati intransigenti e che venga finalmente gestito in maniera politicamente equilibrata. Magari prima che sia troppo tardi.


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