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Domenica 11 Dicembre 2016, ore 14.51
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31 / Il binomio Monti-Italia

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
Anche solo scorrendo rapidamente i resoconti del recente incontro tenutosi a Roma tra la Merkel e Mario Monti, ci si rende conto con chiarezza come il binomio Monti-Italia sia divenuto in qualche modo una variabile di riferimento, non solo per la gestione dell'attuale crisi, ma anche per le prospettive stesse dell'Area Euro. E ci si rende anche conto di come l'incremento del peso specifico attribuito al binomio sia derivato essenzialmente dalla combinazione di alcuni fattori che si sono progressivamente manifestati negli ultimi 4 mesi.

Il primo di questi fattori è connesso, ovviamente, al peso stesso che ha l'Italia nell'ambito dell'UE. Da questo punto di vista non si può trascurare che il nostro Paese costituisce la quarta economia dell'Unione, ha un PIL pari a circa il 13% del totale, ma ha anche un debito pubblico pari a circa il 25% del debito della UE: di conseguenza il nostro Paese costituisce di per sé un eccezionale acceleratore di situazioni sia negative che positive. Attualmente, grazie alla drastica cura Monti, la recente evoluzione italiana appare determinante, non tanto in termini di numeri (la crisi morde ancora), ma soprattutto in termini di influenza positiva sul sentiment (il famoso fattore "S") di mercati ed investitori. In altre parole una così incisiva capacità di reazione dell'Italia non ha fatto bene solo al nostro Paese, ma anche all'Unione in termini di una rinnovata fiducia internazionale nella validità del meccanismo europeo.

Il secondo fattore che ha reso determinante la variabile Monti-Italia nell'attuale scenario è connesso, invece, al fatto che il Premier è riuscito, grazie al proprio standing di uomo, di economista e di statista a porsi (e quindi di riflesso a porre l'Italia) al centro del complesso crocevia degli equilibri europei. Non sarà sfuggito, a questo proposito, come la Merkel faccia conto sulla determinazione di Monti in materia di risanamento dei bilanci dei Paesi membri, ma come quest'ultimo (appoggiato anche da Sarkozy) sia probabilmente l'unico in grado di smussare le intransigenze teutoniche a favore di provvedimenti rivolti alla crescita delle economie europee.
Come non sarà sfuggita la determinante azione del nostro Premier volta a trovare una soluzione sostenibile al caso Grecia evitando che le posizioni oltranziste del "club della tripla A" potessero portare l'Europa a sperimentare situazioni totalmente incognite, nonché ad altissimo rischio sistemico.

Il terzo fattore, che certamente ha contribuito notevolmente a riportare il binomio in esame al centro della scena europea, è legato allo stretto rapporto esistente tra Mario Monti e Mario Draghi. Non è certo un mistero che, probabilmente, siano state proprio le decisioni (anche impopolari) dei due "super Mario"- scaturite da una comunanza di impostazione, visuale complessiva ed obiettivi - ad evitare che la recente escalation della crisi si avvitasse divenendo di fatto incontrollabile.
Se a questo si aggiunge che la BCE, con ogni probabilità, tenderà sempre di più ad abbandonare il ruolo di custode anti-inflazione per divenire il fulcro dell'equilibrio finanziario dell'Europa, si intuisce come il citato legame abbia conferito una grande forza implicita al ruolo di Mario Monti. E dubito seriamente che, nei rapporti con il Premier italiano, gli altri partners europei non tengano ben conto anche di questo aspetto non proprio marginale.
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