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Venerdì 9 Dicembre 2016, ore 14.37
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41 / Verso l'ignoto

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
Purtroppo, come già evidenziato nella teoria degli shock progressivi, finché non si riuscirà ad intervenire concretamente sui meccanismi alla base del malfunzionamento del sistema Euro, anche misure di grande spessore ed apparentemente risolutive tenderanno a perdere in poco tempo efficacia richiedendo il varo di ulteriori interventi altrettanto importanti.

Da questo punto di vista il caso della Grecia appare emblematico. Il recente piano che ha imposto alle banche un hair cut del 70% sui titoli di stato greci in loro possesso determinando, da una parte, un abbattimento dell'indebitamento ellenico e, dall'altra, lo sblocco di una tranche di aiuti comunitari, sembrava costituire l'intervento risolutivo necessario per avviare finalmente la questione ellenica verso una lenta, ma progressiva soluzione.

E invece gli 80 mld di perdite subite dalle banche hanno di fatto solo spostato in avanti di pochi mesi il problema in quanto, tamponato l'aspetto finanziario del problema, è subito divampato l'aspetto sociale della crisi che ha portato il 66% dei greci a pronunciarsi contro l'attuale piano di risanamento. Le conseguenze dell'esasperazione popolare sono sotto gli occhi di tutti: la crescita della sinistra radicale ed antieuropeista di Syriza intenzionata a cancellare ogni accordo stipulato con la Troika, l'impossibilità di formare un governo alternativo, le nuove elezioni dall'esito incerto fissate per Giugno, lo spettro del default, le casse dello stato nuovamente vuote dal 1° Luglio.

Ma ciò che veramente colpisce in questa nuova fase della tragedia greca è che sempre più spesso si sente parlare, anche con eccessiva tranquillità, della possibilità di una uscita ordinata della Grecia dall'Euro o dall'Unione Europea, della possibilità che la Grecia possa recuperare competitività attraverso la svalutazione della propria moneta nazionale, nonché della possibilità che l'uscita della Grecia dall'Euro possa essere gestita senza particolari affanni dagli altri Stati dell'Area.

Ora, poiché verosimilmente nessuno ha la più pallida idea di cosa succederebbe davvero alla Grecia ed all'Europa qualora lo Stato balcanico decidesse (o fosse costretto) ad uscire dall'Euro, una grande prudenza appare assolutamente d'obbligo. Infatti, come è possibile escludere che il sistema bancario ellenico, che solo a parlare di default ha perso in due giorni depositi per 1,2 mld di euro e che è mantenuto in vita dalle bombole d'ossigeno della BCE non collassi improvvisamente? Come si può escludere che, al degenerare della situazione, i grandi Fondi e le grandi banche non attivino un flight to quality generalizzato ed indiscriminato che immediatamente travolgerebbe, ad esempio, il sistema bancario spagnolo già al limite della sopravvivenza? Come si può impedire che la grande speculazione sistemica decida di puntare sulla disgregazione dell'Area Euro, accelerando così l'avvitamento della crisi?

Gli ultimissimi sondaggi indicano una piccola possibilità che alle elezioni di Giugno emerga una maggioranza composta dai conservatori di Nuova democrazia e dai Socialisti entrambi favorevoli alla prosecuzione del cammino di risanamento in chiave europea. Speriamo che i Greci si spaventino davvero e decidano di percorrere questa strada perché, forse, si tratta dell'ultima possibilità rimasta prima di affrontare, noi e loro, l'ignoto.
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