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Mercoledì 28 Settembre 2016, ore 10.44
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107 / Fondo Atlante: 3 buoni motivi per tentare

E' urgente intervenire sulla massa del nostro credito deteriorato prima che ci piova dall'alto un qualche dictat di ispirazione teutonica

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
Probabilmente, il principale accadimento economico di Aprile è costituito dal varo del “Fondo Atlante”. L'idea alla base del progetto è quella di attivare un fondo di investimento alternativo che, grazie ad una dotazione di circa 6 mld, possa rendere il nostro sistema bancario più stabile e resiliente a fronte di possibili shock esterni. La dote iniziale sarà messa a disposizione da soggetti privati quali assicurazioni, fondazioni, casse di previdenze e banche. Più in particolare, le finalità di questo veicolo di “mutua assistenza” sono essenzialmente due: la prima consiste nel tranquillizzare mercati ed investitori in vista dei delicati aumenti di capitale previsti su Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca e su altre banche minori.

La seconda mission del fondo consiste, invece, nel contribuire alla soluzione, ormai improcrastinabile, del problema del nostro credito deteriorato (350 mld di cui circa 200 di sofferenze). In questo caso gli acquisti non speculativi di Atlante sul credito a rischio accumulatosi nella pancia delle banche italiane avrebbe come conseguenza la riduzione degli accantonamenti prudenziali imposti agli istituti e la parallela liberazione di risorse destinabili al sostegno delle aziende. Volendo concentrare l'attenzione su questa seconda mission, è possibile individuare almeno 3 punti che rendono opportuna la discesa in campo di Atlante.
  1. Le cifre indicative sull'adesione al fondo Atlante dei 4 gruppi di enti: banche, CdP, fondazioni, assicurazioniLe previsioni di crescita del nostro PIL sono in rapido peggioramento: il governo ha appena ridotto le stime di crescita per il 2016 all'1,2%, ma il FMI ed altri osservatori istituzionali parlano tutti di una crescita molto più prossima all'1%. E' evidente che in presenza di una crescita asfittica, la massa di credito deteriorato presente nel nostro sistema bancario non riesce ad assorbirsi spontaneamente in assenza di interventi esogeni. In questo contesto, l'intervento di Atlante assume notevole rilevanza in quanto può contribuire allo smaltimento delle sofferenze bancarie in attesa di un miglioramento globale della congiuntura.
  2. Non bisognerebbe mai dimenticare che il problema del credito deteriorato è un problema che riguarda molto più l'Italia che gli altri partners europei. Ciò deriva, banalmente, dal fatto che il core business delle banche anglosassoni è costituito dalla finanza, mentre il nostro core business è costituito dall'erogazione di credito a privati e PMI. Di conseguenza, ovviamente, dopo 8 anni di crisi, il nostro sistema bancario risulta molto più segnato dal credito deteriorato rispetto a quello anglosassone e quindi, sotto questo aspetto, più vulnerabile. Anche da questo punto di vista, dunque, la nascita di Atlante appare particolarmente opportuna.
  3. La difficoltà di smaltire il credito deteriorato in pancia ai nostri istituti deriva anche dall'attuale inesistenza di un “mercato del credito deteriorato”. Infatti, in presenza di tempi biblici per il recupero delle somme e per l'escussione delle garanzie, i potenziali acquirenti sono disponibili ad acquistare i crediti inesigibili ad un valore spesso improponibile per la banca cedente che dovrebbe evidenziare a bilancio perdite rilevantissime. Le cartolarizzazioni delle sofferenze delle banche italiane effettuate negli ultimi 3 anni (30 mld circa) sono stati mediamente ceduti al 14% del loro valore di carico. In questo scenario Atlante, agendo in base a logiche private ma non speculative, acquisterebbe il credito deteriorato dalle banche a livelli molto più umani. Ovviamente i margini di guadagno immediati per il fondo sarebbero più ridotti, ma Atlante potrebbe gestire, senza il fiato sul collo, il recupero dei crediti acquisti aumentando la percentuale di recupero a livelli oggi non ipotizzabili. Ma il punto fondamentale è che questo primo intervento, abbinato ai nuovi provvedimenti legislativi volti a snellire sensibilmente il recupero dei crediti inesigibili, potrebbe finalmente mettere in moto un circolo virtuoso reso possibile dall'incremento del valore delle sofferenze conseguente all'intervento di Atlante sul mercato.

E questo, magari, prima che cali improvvisamente dall'alto un qualche dictat che voglia risolvere “tutto e subito” il problema del credito deteriorato, magari anche a scapito della stabilità dei sistemi bancari e dei tempi di uscita dalla crisi.

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