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Venerdì 9 Dicembre 2016, ore 12.39
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45 / La leggendaria spending review

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
Se abbiamo ormai tutti capito che molti dei problemi dell’Italia e di quasi tutti gli altri Stati europei dipendono dai famosi rapporti Deficit/PIL e Debito/PIL, abbiamo anche capito che non è affatto facile incidere sui citati rapporti in quanto gli stessi, oltre ad essere collegati tra di loro, sono composti da grandezze strettamente interconnesse.
Infatti, come noto, tutti i tentativi di incidere sul numeratore con manovre restrittive ( in particolare l’IMU, la revisione delle rendite catastali ed il ritocco all’IVA) rispondevano ad esigenze di medicina d’urgenza ed erano finalizzate a stabilizzare il paziente Italia in attesa di poter iniziare, non appena possibile, terapie più equilibrate e ad ampio raggio. Il problema è sorto, come si temeva, dal fatto che, a fronte di una crescita asfittica nell’area Euro e fortemente negativa in Italia, gli interventi sul contenimento del deficit hanno finito per devastare il nostro PIL previsto in territorio negativo ( caso quasi unico) sia nel 2012 (- 1,7%) che nel 2013 (- 0,7%).
Se dunque, da una parte, non è possibile intervenire nel breve periodo sull’espansione del denominatore in quanto le misure strutturali varate dal Governo Monti avranno effetto solo nel medio periodo (2-3 anni) e, dall’altra, come detto, gli interventi di emergenza improntati al rigore finiscono per danneggiare la crescita ed il PIL, l’area su cui puntare l’attenzione diventa quella connessa al miglioramento della qualità del numeratore, ossia alla riduzione degli sprechi ad alla razionalizzazione della spesa pubblica.
E allora, mettendo da parte alcune facili ironie come quella del governo di tecnici che chiama altri tecnici in aiuto etc, il crono programma presentato dal Commissario Bondi, diviene di fondamentale importanza in attesa di un qualche segnale di ripresa economica anche perché la posta potenzialmente in gioco (la cosiddetta spesa aggredibile) ammonta, in totale, all’enorme cifra di 300 mld, di cui 100 mld lavorabili già nel breve periodo. Il programma, che andrà a toccare tutti i gangli della PA, interverrà, tra gli altri, sull’acquisto integrato e centralizzato di beni, sulla ottimizzazione dei prezzi, sulla concentrazione degli uffici dello Stato sparsi sul territorio, nonché sulla riduzione delle spese varie quali manutenzioni, pulizie, affitti etc. Temporalmente il piano prevede una fase A con tagli lineari di spesa per il 2012 in modo da ricavare 4,2 miliardi indispensabili per evitare il previsto incremento di 2 punti dell’IVA, ed una fase B che riguarderà, invece, le misure di razionalizzazione della spesa pubblica per il biennio 2013-2015.
E, incredibile ad udirsi, i tempi di attuazione concreta dei primi interventi, almeno sulla carta, non sono affatto biblici: sulla base del crono programma presentato da Bondi ed approvato dal Comitato interministeriale, i Ministeri dovrebbero, entro la prima quindicina di Giugno, presentare sia il piano urgente per il 2012, sia i piani di razionalizzazione a medio termine. Subito a seguire, entro fine Giugno, sarebbe poi previsto il varo di tutti i provvedimenti di legge ed amministrativi necessari per dare attuazione alla strategia in esame.
Tutto quanto fin qui descritto, fino a poco tempo fa, sarebbe stato considerato pura fantascienza in quanto politicamente improponibile: speriamo invece che oggi, con la paura di finire come la Grecia o la Spagna sia possibile raggiungere i target previsti dalla spending review anche perché, estremizzando, ogni Euro di spesa risparmiato è un Euro in meno di tasse che grava sulle nostre spalle.
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