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Venerdì 2 Dicembre 2016, ore 21.03
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36 / Il firewall

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
Finalmente, dopo una lunga travagliata gestazione, l'Eurogruppo ha trovato, ai primi di Aprile, un accordo accettabile sul potenziamento del proprio Fondo "salva stati".

Più in particolare, il nuovo disegno di firewall - che nasce da un compromesso tra l'intransigenza tedesca e le esigenze dei Paesi mediterranei - prevede che il nuovo fondo di stabilità permanente ESM partirà inizialmente con una dotazione di 200 mld, ma potrà contare, a regime, su una cifra di circa 500 mld. L'aspetto importante dell'accordo consiste nel fatto che, durante questo periodo transitorio, al fine di non limitare la capacità di intervento del meccanismo di difesa in esame, sarà possibile contare anche sui fondi ancora disponibili dell'attuale Fondo ESFS (240 mld) che rimarrà, dunque, operativo fino a metà 2013.
Ora, a ben vedere, questo accordo, ancorché da molti considerato ancora insufficiente, appare comunque decisamente importante per almeno due ordini di motivi.

Innanzitutto, l'aver di fatto raddoppiato le difese disponibili assume comunque una funzione stabilizzatrice dei mercati in quanto va a costituire un valido deterrente ai raid speculativi tristemente sperimentati nel recente passato. Da questo punto di vista, la nascita del nuovo Firewall diventa fondamentale anche a prescindere dall'utilizzo o meno delle sue difese: è infatti ipotizzabile che la speculazione, in presenza di un meccanismo di difesa adeguato e prontamente attivabile, ci pensi due volte prima di "sferrare l'attacco".

Il secondo ordine di motivi riguarda, invece, l'evoluzione non ancora confortante dello scenario economico a livello europeo. Da questo punto di vista, non si può trascurare che, tralasciando la Germania che continua a crescere seppure più blandamente, i dati prospettici relativi ad altri Paesi quali la Spagna ed anche il Portogallo non appaiono affatto tranquillizzanti. Infatti, per quanto riguarda la Spagna, le più recenti previsioni evidenziano come anche l'ultimo punto di forza del Paese, ossia il contenuto rapporto tra debito e PIL, possa impennarsi nel 2012 dall'attuale 68,5% fino all'80% a causa della ulteriore contrazione dell'economia iberica. E non dimenticherei, a questo proposito, il rischio contagio: risulta infatti piuttosto evidente come la situazione dei nostri BTP si sia notevolmente deteriorata da quando la Spagna, a metà Marzo, ha candidamente dichiarato che "sforerà" il rapporto deficit/PIL prefissato per il 2012.

Per quanto riguarda, infine, il Portogallo, è fuor di dubbio che il Paese stia facendo tutto il possibile per adeguarsi alle indicazioni comunitarie e rispettare i target concordati, tuttavia, anche qui, le ultime previsioni indicano un rallentamento dell'economia decisamente più marcato rispetto alle attese. Oltretutto, questa contrazione del PIL 2012 (- 3,30%) potrebbe comportare grossi problemi a settembre 2013, quando il Portogallo dovrà far fronte a 10 mld di obbligazioni pubbliche in scadenza.

Se a tutto questo aggiungiamo che esiste qualche dubbio anche sulla capacità dell'Olanda (club delle AAA) di rispettare l'impegno di ridurre entro il 2013 il deficit al 3% del PIL, non è difficile convincersi che il rafforzamento delle difese del Fondo "salva stati" sia stata una decisione particolarmente saggia e lungimirante.
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