Martedì 7 Luglio 2020, ore 20.12
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Sanità più equa e senza sprechi: non è un’utopia

Il sistema sanitario assorbe una larga fetta della spesa pubblica, ma è una piaga che si può sanare rendendo più efficienti i servizi

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Intervista ad Achille Grisetti, Direttore generale di Noemalife

Guardando al futuro, abbiamo chiesto un parere ad Achille Grisetti, Direttore generale di Noemalife, un gruppo internazionale nato in Italia nel 1996 e leader europeo nel mercato dell'informatica clinica ospedaliera.

1) Dottor Grisetti qual è lo stadio del processo di informatizzazione della sanità italiana?

In Italia non più del 10% delle strutture sanitarie si avvale di sistemi informativi. La situazione sul territorio italiano è inoltre fortemente differenziata, non solo in termini di maturità dei sistemi regionali, ma anche in riferimento alle soluzioni applicative adottate, ai modelli architetturali, agli standard e alle modalità stesse di utilizzo degli strumenti informatici.

Secondo i dati dell'Osservatorio ICT in Sanità del Politecnico di Milano, la spesa complessiva per la digitalizzazione della Sanità italiana nel 2013 si è ridotta di un ulteriore 5%, raggiungendo appena l'1,1% della spesa sanitaria pubblica, pari a 19,72 euro per abitante, molto bassa rispetto agli altri Paesi europei. Una contrazione che riguarda in particolare le strutture sanitarie, dove la spesa tecnologica è crollata dell'11% in un anno. Non dimentichiamo poi le difficoltà strutturali: in Italia appena il 31% degli ospedali dispone di connessioni con velocità superiori ai 50Mbps, a fronte di una media europea del 41%, e punte di oltre il 65% nei Paesi scandinavi.

Se la spesa tecnologica e infrastrutturale in sanità continuerà ad essere tagliata e gestita in ottica frammentata e locale per una pura automazione dell'esistente, presto il SSN non sarà più in grado di garantire un equilibrio sostenibile di lungo periodo.

2) Considerando il profondo gap nei costi degli approvvigionamenti, a livello regionale, esiste un modo per garantire una maggiore uniformità sulla base di standard nazionali e procedure d'acquisto più efficienti?

Già nel Rapporto Oasi del 2013 dell'Osservatorio sulle Aziende e sul Sistema sanitario Italiano, a cura di SDA Bocconi, veniva rilevato come l'annosa discussione sui costi standard, che ha appassionato e diviso studiosi e opinionisti, appaia in realtà lontana dai reali problemi del sistema. L'allocazione interregionale e il contenimento della spesa entro i limiti del finanziamento assegnato sono obiettivi sostanzialmente già raggiunti, manca invece un ripensamento della geografia dei servizi, mancano strumenti di valutazione delle performance multidimensionali che abbiano valenza informativa e rispondano alla necessità dell'azienda sanitaria di misurare la creazione del valore.

3) Quali vantaggi potrebbe garantire, in termini di costi e servizio all'utenza, il Fascicolo Sanitario elettronico?

Il Fascicolo Sanitario Elettronico (FSE) è destinato ad avere un impatto rilevante sulla vita dei cittadini e sulla modalità pubblica e privata di gestione della salute. Naturalmente, avrà ripercussioni importanti anche sull'organizzazione del SSN e della Sanità in generale, in termini economici, organizzativi, etico-giuridici e tecnologici. Ad oggi però in Italia solo il 48% degli ospedali dispone di strutture di Electronic Patient Record centrali, in grado di dialogare con quelle locali, a fronte di una media europea del 70%. L'Italia risulta addirittura il Paese, dopo la Lituania, con la maggiore percentuale di ospedali che non dispongono di servizi EPR (46%). L'Electronic Patient Record, racchiude le informazioni essenziali dell'FSE, per permettere una consultazione rapida dei dati del paziente. Lo sviluppo del Fascicolo Sanitario Elettronico non può prescindere dallo sviluppo, all'interno delle strutture sanitarie, di Cartelle Cliniche Elettroniche (CCE) e EPR.
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