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Giovedì 16 Agosto 2018, ore 15.59
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Decreto dignità, stretta su precariato e gioco d'azzardo. Ma arriva la bocciatura di Confindustria

"Segnale molto negativo per il mondo delle imprese", il primo commento degli industriali

"Avevamo promesso di fare una guerra al precariato, alla burocrazia, al gioco d’azzardo e alle delocalizzazioni e l’abbiamo fatto". Con queste parole, in un video su Facebook, il vice premier Luigi Di Maio ha annunciato il via libera del Consiglio dei Ministri al Decreto dignità, fortemente voluto dal ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico. Parlando delle misure che riguardano i contratti a tempo determinato Di Maio ha sottolineato: "E’ la Waterloo del precariato, è finita l’epoca del precariato senza alcun tipo di ragione".

Il testo definitivo è composto da 12 articoli. Tra le misure principali un pacchetto di articoli che danno una spallata al Jobs Act. Il provvedimento che limita le delocalizzazioni, vieta la pubblicità sui giochi d’azzardo, prevede lo slittamento della scadenza dello spesometro al 28 febbraio dal 30 settembre e stop allo split payment solo per i professionisti. Salta come annunciato l’abolizione dello staff leasing.

Somministrazione e voucher fuori - In realtà, qualche pezzo si è perso per strada.
"Il tema della somministrazione - aveva spiegato Di?Maio - in molti casi si presta a delle disfunzioni però dev'essere oggetto del dibattito parlamentare, non si può intervenire con un decreto. Nel decreto dignità non c'è il tema della somministrazione per la stessa ragione per cui demandiamo al parlamento tutta questa materia, come anche tante altre materie come quella dei voucher".

Contratti di somministrazione e voucher, dunque, rinviati al dibattito in Parlamento.

LICENZIARE COSTERA’ PIU' CARO – Nel mirino finiscono i licenziamenti senza giusta causa, aumento del 50 per cento delle indennità, e stretta sui contratti a termine, che non potranno durare più di due anni e dovranno essere giustificati dopo i primi 12 mesi, con le regole che vengono estese anche agli interinali

CONTRATTI A TERMINE – Stretta, appunto, sui contratti a termine e raddoppio dell’indennizzo di licenziamento ma le misure non valgono per i contratti della pubblica amministrazione. I contratti a termine non possono durare più di 24 mesi e dopo i primi 12 devono essere giustificati dalle causali e a ogni rinnovo costeranno lo 0,5% in più. L’indennizzo di licenziamento passa da un minimo di 6 mensilità a un massimo di 36.

STRETTA SULLE DELOCALIZZAZIONI – Alle aziende che hanno ricevuto aiuti di Stato che delocalizzano le attività prima che siano trascorsi 5 anni dalla fine degli investimenti agevolati arriveranno sanzioni da 2 a 4 volte il beneficio ricevuto. Anche il beneficio andrà restituito con interessi maggiorati fino a 5 punti percentuali. In arrivo un meccanismo di “recapture” per l’iperammortamento in caso di delocalizzazione o cessione degli investimenti.

INTERVENTI LIGHT SU SPESOMETRO, REDDITOMETRO E SPLIT PAYMENT – Nell’ultima versione il pacchetto fisco prevede una revisione del redditometro e l’abolizione del trattenimento diretto dell’Iva da parte dello Stato nei rapporti con i soli professionisti. Per lo spesometro si profila un rinvio della scadenza per l’invio dei dati del terzo trimestre a febbraio 2019, insieme quindi all’invio dei dati del quarto trimestre.

L’articolo 8 pone divieti di pubblicità a giochi e scommesse. Salve dallo stop le lotterie a estrazione differita, come la Lotteria Italia, e i contratti in essere.

Tutti contenti? Ovviamente no. Il Decreto dignità ha scatenato l'ira di Confindustria e del settore del gioco d'azzardo. "Il dl dignità approvato lunedì dal Consiglio dei ministri è il primo vero atto collegiale del nuovo esecutivo e, anche per questo, è un segnale molto negativo per il mondo delle imprese": il primo commento degli industriali.

Rabbia Confindustria - "Come abbiamo sempre sostenuto - prosegue nel suo affondo Confindustria - sono infatti le imprese che creano il lavoro. Le regole possono favorire o scoraggiare i processi di sviluppo e hanno la funzione di accompagnare i cambiamenti in atto, anche nel mercato del lavoro. Si dovrebbe perciò intervenire sulle regole quando è necessario per tener conto di questi cambiamenti e, soprattutto, degli effetti prodotti da quelle precedenti. Il contrario di ciò che è avvenuto col decreto dignità. Mentre infatti i dati ISTAT raccontano un mercato del lavoro in crescita, il governo innesta la retromarcia rispetto ad alcune innovazioni che hanno contribuito a quella crescita. Peraltro, le nuove regole saranno poco utili rispetto all'obiettivo dichiarato - contrastare la precarietà - perché l'incidenza dei contratti a termine sul totale degli occupati è, in Italia, in linea con la media europea".

"Il risultato sarà di avere meno lavoro, non meno precarietà. L'Italia è un grande Paese industriale, la seconda potenza manifatturiera in Europa dopo la Germania, e avrebbe bisogno di regole per attrarre gli investimenti, interni ed esteri. Quelle scritte lunedì, invece, gli investimenti rischiano di disincentivarli".

Gestori scommesse: "Il governo sbaglia" - Stop alla pubblicità di scommesse e giochi con premi in denaro. Il decreto dignità voluto dal ministro Luigi Di Maio non fa prigionieri: l'azzardo non potrà più essere sponsorizzato in alcun modo, dalle magliette delle squadre di serie A fino ai giornali o alle riviste specializzate. Addio dunque ai testimonial vip che hanno invaso televisioni e cartelloni pubblicitari strizzando l'occhio a scommesse o videolottery. Un provvedimento che ha fatto infuriare l'intero settore dei giochi: "Ci sono migliaia di posti di lavoro a rischio".

TUONA ANCHE LA SERIE A - Anche la Lega di Serie A esprime "Estrema preoccupazione" che teme il "dirottamento all'estero dei budget pubblicitari destinati alle nostre squadre". Basti pensare che nella passata stagione ben dodici delle venti squadre della massima serie calcistica hanno avuto una partnership con aziende del comparto betting. "Lo Stato italiano, prosegue la Lega, perderebbe sino a 700 milioni di gettito, nei prossimi tre anni". "Il nostro sistema non ha bisogno di divieti ma di riforme", ammonisce Stefano Zapponini, presidente di Sistema Gioco Italia, la filiera dell'industria del gioco e dell'intrattenimento di Confindustria.
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