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Lunedì 6 Aprile 2020, ore 06.58
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Per i biofuels scatta il conto alla rovescia

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Il biocarburante da canna... un'eccellenza tutta italiana
Il futuro per l'Italia si sta giocando a Crescentino, in provincia di Vercelli, dove opera un gruppo italiano molto promettente, Mossi&Ghisolfi, che sta sviluppando una bioraffineria di seconda generazione grazie alla tecnologia acquisita dopo aver rilevato la Chemtex International.

L'avvio del progetto su scala pre-industriale è avvenuto nella Tenuta Cassana presso Tortona, in provincia di Alessandria, dove è stata avviata la produzione di una cinquantina di ettari di canna palustre e sorgo, destinati ad alimentare il vicino Parco tecnologico di Rivalta Scrivia, dove regna la Chemtex Italia. E' qui che è nato un sogno destinato a divenire realtà, la produzione del biofuel di seconda generazione. Problemi burocratici e dubbi circa l'impatto ambientale hanno però obbligato la M&G a migrare a Crescentino in provincia di Vercelli, dove l'OK delle autorità competenti è stato conquistato a tempo di record (l'iter è durato appena otto mesi).

Lo scorso aprile è stata celebrata la posa della prima pietra della nuova bioraffineria di seconda generazione, che a partire dal 2012 produrrà, primo nel mondo, bioetanolo di seconda generazione. Prende così l'avvio la fase di scale-up industriale, che tradurrà sul piano della produzione l'innovativa tecnologia PRO.E.SA., messa a punto nei laboratori di Chemtex grazie ad un progetto di ricerca durato 5 anni e costato 120 milioni di euro. La bioraffineria di Crescentino avrà una capacità produttiva di 40.000 tonnellate annue di bioetanolo, realizzato a partire da biomasse ligno-cellulosiche disponibili in filiera locale (nel raggio di 40 km) e non destinate al consumo alimentare.

Nello sviluppo del progetto e della tecnologia, M&G ha potuto contare sul contributo di partner di assoluto rilievo, tra cui ENEA, Politecnico di Torino, Regione Piemonte e Novozymes, società danese leader nel settore della bioenergia e nella fornitura di enzimi per la produzione di bioetanolo di I e II generazione.

Sotto il profilo della competitività di prezzo, inoltre, il bioetanolo di II generazione risulta più economico della benzina, con prezzi medi del greggio tra i 60 e i 70 dollari al barile, figuriamoci con un Brent che dovesse risalire a 120-130 dollari al barile. In particolare, si stima un costo di produzione che di aggira attorno ai 30 dollari.

Gli obiettivi sono molto ambiziosi. Secondo le direttive dell'Unione Europea, entro il 2020, almeno il 10% dei combustibili per autotrazione dovrà provenire da fonti rinnovabili. Questa disposizione crea di fatto un mercato che, nella sola Italia, si traduce in una domanda stimata pari a non meno di 1,5 milioni di tonnellate di bioetanolo. La Mossi&Ghisolfi assicura di essere già in grado di soddisfare questa esigenza, poichè sarebbe sufficiente coltivare con Arundo Donax il solo 3% dei terreni abbandonati in Italia per centrare il traguardo del 2020.



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