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Mercoledì 28 Settembre 2016, ore 22.44
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ETF vs fondi attivi, grandezze escluse

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Nel macrocosmo del risparmio gestito non è infrequente trovare punti di vista contrapposti. Spesso e volentieri chi scrive o propone "tira l'acqua al suo mulino" per ovvii interessi di bottega e la percezione degli investitori nel mare-magnum degli investimenti non è mai chiara e certa. Verrebbe da pensare che tutti hanno ragione e nessuno torto, ma l'aleatorietà del confine tra opinioni "oggettivamente vere" e "soggettivamente interpretabili" può essere rimarcato solo attraverso la cultura. Quella cultura finanziaria che manca dalla base e che andrebbe invece diffusa a piccole dosi nel percorso culturale di ogni individuo, insieme al concetto più generale del saper vivere. Le annotazioni del Dott. Cassol troverebbero piena rispondenza nell'area dell'"oggettivamente vero" se davvero fossero analizzate con un minimo di cultura elementare, perché si tratta di numeri, sapientemente ordinati per renderne facile la comprensione... e i numeri, si sa, non vanno interpretati... vanno solo letti.

Fabio Michettoni
(Direttore di Teleborsa)


ETF vs fondi attivi, grandezze escluse
Nel confronto fra Etf e Fondi Attivi c'è un aspetto che viene trascurato e che spesse volte evito di parlarne, perché pur riguardando grandezze decisive del processo decisionale dell'investitore, sono di difficile quantificazione e pertanto è difficile trasmetterne l'importanza.
Ma esistono e quindi per forza di cose devono essere considerate. Per l'investitore sapere che con i Fondi Attivi, diversamente dagli Etf, usufruisce delle competenze, storicamente convalidate, di Istituzioni Finanziarie e Bancarie, nazionali ed internazionali, e dei loro Gestori, è un beneficio di forte valenza psicologica, che va ad aggiungersi ai vantaggi strettamente economici quantificabili.

La domanda da porsi è: quanto pesa economicamente questo beneficio per l'investitore? Qui entriamo prepotentemente nell'economia comportamentale che, diversamente dall'uomo teorico razionale dell'economia neo-classica, considera come pensa ed agisce l'uomo reale, che nelle scelte d'investimento è guidato dal rendimento psico-economico.

Se non fosse così nessun risparmiatore avrebbe un solo euro depositato in un conto corrente o impiegato in B.O.T. a rendimento economico nullo.
Ciò accade in quanto le scelte sono guidate anche da grandezze psicologiche, come sicurezza, protezione, conoscenze e competenza alle quali attribuisce un valore economico, valutato in termini di rinuncia di rendimenti maggiori conseguibili con le varie tipologie d'investimento.
Altro consistente vantaggio psicologico, dei Fondi Attivi rispetto agli Etf, è dato dall'eliminazione del costo emotivo a carico del decisore, dovuto all'impatto con la complessità e l'importanza del problema da risolvere (vedasi Daniel Mc Fadden, premio Nobel 2000 per l'Economia).
Questo costo, che invece è presente nell'investimento in Etf sempre più complessi, rischiosi ed indecifrabili, si cerca di eliminarlo pubblicizzando gli Etf come prodotti semplici, lasciando intendere che la facilità di acquistarli significa anche facilità e semplicità di utilizzarli per investire con competenza.
Il che equivale a sostenere che poiché è facile disporre di un bisturi, è anche semplice usarlo personalmente.
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