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Domenica 4 Dicembre 2016, ore 02.59
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2 / Geopolitica e Macroeconomia - Shale gas e nuovi giacimenti nel Mediterraneo orientale

Per l'Europa la bolletta si abbassa.

Guido Salerno Aletta
Guido Salerno Aletta
Editorialista dell'Agenzia Teleborsa
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Gli Usa beneficiano della indipendenza energetica e di costi di produzione competitivi. La Russia ed i Paesi del Golfo vengono ridimensionati. Ma per l'Europa la bolletta si abbassa.

Nel settore dell'energia, gli equilibri e le dinamiche geopolitiche sono pane quotidiano. Per schematizzare, abbiamo da una parte gli Usa che hanno da sempre un interesse strategico alla disponibilità del petrolio mediorientale. Non è per un caso che la firma degli Accordi di Yalta e le "Special relationships" tra Usa e Arabia Saudita risalgano allo stesso anno, il 1945, e che in entrambi i casi ne sia stato protagonista il presidente americano Roosevelt. Il disegno politico globale veniva a combaciare con quello energetico, che riguardava sia la sicurezza dell'approvvigionamento di petrolio, sia una sorta di mandato al sistema finanziario americano di provvedere al reimpiego delle gigantesche risorse economiche che ne derivavano.

Ci sono poi una serie di correlazioni tra le ricorrenti crisi economiche americane ed i disavanzi commerciali verso l'estero che le hanno caratterizzate, l'aumento della liquidità internazionale in dollari e la dinamica del prezzo del petrolio. Le due crisi petrolifere del '73 e dell'80, pur avendo una causa scatenante chiara ed inequivocabile nella Guerra del Kippur e nel conflitto tra Iran ed Iraq, si collocano rispettivamente a valle del conflitto vietnamita e della dichiarazione nixoniana del 1971 sulla non convertibilità internazionale del dollaro e nel contesto di una fase di lunga stagnazione dell'economia americana, curata con la reaganomics: alti tassi di interesse coniugati ad elevati deficit di bilancio dovuti al taglio delle tasse ed all'aumento delle spese militari strategiche per i programmi innovativi nel settore dell'infomatica e delle telecomunicazioni, riassuntivamente denominati "Scudo spaziale".

Non vi è dubbio che, in quei contesti, il più alto prezzo del petrolio determinato dall'Opec ha concorso all'assorbimento della liquidità internazionale in dollari determinata dai deficit americani ed ha esercitato una forte capacità di drenaggio di risorse dalle economie reali del pianeta verso il sistema finanziario americano, che garantiva loro alti tassi di interesse. Questa è la seconda correlazione di cui occorre tener conto, e che si è verificata anche in prossimità della crisi di Wall Street del 2008: si sono registrati, pressoché contestualmente, sia un innalzamento dei tassi da parte della Fed sia un rilevantissimo aumento dei prezzi del petrolio. In pratica, è come se l'aumento dei tassi da parte della Fed rappresenti un incentivo all'aumento dei prezzi del petrolio e, conseguentemente, al beneficio finanziario derivante dal reimpiego delle risorse che ne derivano.
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