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Venerdì 9 Dicembre 2016, ore 10.45
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Basilea e l'onda anomala

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
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Il riesame di Basilea 2
Nell'ambito dell'attuale riesame del funzionamento di Basilea 2, non di rado è emersa la convinzione di alcuni studiosi che il modello si sia rivelato, di fatto, del tutto inadeguato a fronteggiare gli effetti della duplice crisi e che, anzi, lo stesso abbia contribuito con i suoi parametri patrimoniali troppo morbidi a creare una diffusa sottocapitalizzazione nel sistema bancario. Poiché, come noto, Basilea 3 non costituisce un nuovo ed autonomo modello, ma piuttosto un sistema coordinato di correzioni da sovrapporre alla precedente struttura portante, diventa prioritario soffermarsi sul perchè di questa presunta "incapacità di reazione" di Basilea 2, anche perché, se non ci convinciamo almeno della validità dei "fondamentali" di quest'ultimo modello, diventa poi assai arduo parlare di Basilea 3.

Il ragionamento può partire dal fatto che l'attuale crisi non è nata nell'"orbita di Basilea", ma in un Paese, gli USA, che con l'applicazione in concreto del modello di Basilea ha avuto ben poco a che spartire; anzi colpisce, a questo proposito, la forbice allargata che si è venuta a creare dall'inizio degli anni 2000 tra una Europa allora intenta a rendere più solido il proprio sistema bancario (rivisitazione di Basilea 1) e gli USA che, parallelamente, si muovevano in direzione opposta inanellando, in rapida sequenza, la limitazione dei controlli sulle banche d'investimento (1999), la deregolamentazione dei derivati (2000) e la deregulation dei parametri patrimoniali delle grandi banche di investimento (2004).

Quando, successivamente, l'onda anomala generata da questi fattori si è abbattuta sui sistemi bancari europei, non ha trovato sul suo percorso una solida diga costituita da un "sistema di Basilea" rodato e funzionante, ma semplicemente un valido progetto (quello di giungere al rafforzamento strutturale del sistema bancario attraverso un graduale percorso per steps) ed un cantiere ancora aperto. Nell'ambito di questo cantiere, infatti, le principali banche europee, sotto l'attenta vigilanza degli Istituti Centrali, andavano progressivamente creando, più che una unica diga, un complesso sistema di "dighe modulari patrimoniali" di altezza e costo diversi in relazione alla rischiosità di ciascuna banca.

Il problema sta nel fatto che questa nuova impostazione richiedeva, data la sua pervasività, la rivisitazione di quasi tutte le procedure e funzioni delle banche impegnate nel processo di trasformazione con conseguente inevitabile allungamento dei tempi di messa a regime del modello.

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