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Giovedì 29 Settembre 2016, ore 00.27
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Le Signore del Rating e la “scala Mercalli”

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
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La "scala Mercalli" del rating
Posto che tutto ciò che di negativo si poteva dire su Moody's, S&P e Fitch in termini di perdita di credibilità ed autorevolezza è già stato detto, appare opportuno, a questo punto cercare di capire se sia ormai giunto il momento di intervenire concretamente per porre seri limiti a questo "insano oligopolio".

In effetti, a ben vedere, la necessità di risolvere la problematica in esame diviene ogni giorno più urgente per il semplice fatto che, a causa della duplice crisi, la vera "partita del rating" ormai non si gioca più sul terreno della valutazione più o meno accurata delle aziende, ma si è ormai trasferita sul campo, assai più insidioso, della valutazione degli Stati e dei bilanci pubblici.
Esiste, infatti, una sorta di scala "Mercalli" applicabile al meccanismo dei rating che misura, in questo caso, non più la gravità dei danni causati dai sismi, ma i danni provocati al sistema finanziario dal distorto comportamento delle Agenzie di rating in generale e delle 3 sorelle in particolare.

Il primo grado della scala riguarda le aziende non quotate di dimensioni limitate: in questo caso, tutto sommato, l'incapacità di una società di rating di evidenziare per tempo un pericolo di default causa danni abbastanza limitati a livello di sistema in quanto coinvolge essenzialmente le banche affidanti. Molto più seri, invece, i danni recati al sistema qualora le Agenzie non riescano ad individuare correttamente la reale rischiosità di una azienda quotata che emetta anche obbligazioni (secondo grado della scala); in questo caso, infatti, l'attribuzione di un rating troppo ottimistico può consentire ai titoli a rischio di penetrare nei Fondi comuni e nei Fondi pensione trasferendo così il rischio di default anche ai piccoli azionisti e soprattutto agli ignari obbligazionisti.

Ma se passiamo al terzo grado che riguarda, in generale, gli Stati ed i rischi sovrani, il discorso cambia radicalmente perchè le conseguenze dei giudizi inadeguati (in eccesso o in difetto) e dei comportamenti delle Signore del rating non si abbattono più solamente sulle schiere degli azionisti e degli obbligazionisti (comunque degne di tutela), ma sui milioni di cittadini dei Paesi coinvolti che vengono risucchiati in una drammatica spirale di tagli alla spesa pubblica e riduzioni di salari e pensioni.

Ma il vero problema, quello che realmente può arrivare a minare la struttura stessa dell'attuale sistema finanziario, lo troviamo al quarto grado della scala, ossia al livello che riguarda i Paesi in conclamato stato di crisi quali la Grecia e l'Irlanda: qui, di fatto, le logiche, le strategie e gli obiettivi di U.E., Governi e FMI divergono profondamente da quelli perseguiti dalle 3 sorelle.

A questo livello, infatti, si trovano a convivere, da una parte, i citati soggetti "istituzionali" impegnati nel tentativo di proteggere l'intera Area Euro dal rischio di contagio e, dall'altra, le Agenzie di rating che continuano ad inviare al mercato un mix esplosivo di segnali di rischio reale, di segnali di "pericolo generico" (warning, outlook negativi) e di minacce (report, esternazioni etc) perfettamente in grado di vanificare le azioni intraprese dai primi.

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