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Venerdì 30 Settembre 2016, ore 03.43
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I bonus ai managers e la tentazione del "mordi e fuggi"

Andrea Ferretti
Andrea Ferretti
Economista e giornalista economico, docente al Corso di "Gestione delle Imprese Familiari" presso l'Università di Verona; collabora con l'Università Parthenope di Napoli e Roma 3 sugli Accordi di Basilea.
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Il problema dei bonus
Dando un'occhiata all'interno del grande coacervo di incognite, dubbi e perplessità che ha caratterizzato l'attuale crisi, una delle poche certezze è costituita dal fatto che, specialmente nella fase iniziale, gli enormi "bonus" concessi ai managers delle primarie banche USA abbiano contribuito in maniera determinante a conferire ulteriore "velocità di rotazione" al folle meccanismo speculativo che, partendo dai mutui casa "subprime" ha, al contempo, inondato i mercati di titoli sintetici "infetti" e riempito i forzieri delle banche di ingentissime commissioni.

E questo per il semplice fatto che il fiume di danaro in gioco ha portato i managers bancari ad abbracciare anima e corpo questo meccanismo speculativo oltrepassando ogni soglia di prudenza sia nella concessione del credito, sia nell'utilizzo massiccio ed indiscriminato di strumenti finanziari ad elevatissimo rischio: ovviamente, così facendo, gli obiettivi di breve periodo venivano raggiunti, i bonus scattavano, ma si iniettava nel sistema il micidiale "virus" che avrebbe poi scatenato la più grande crisi dal 1929.

Purtroppo, contro ogni logica, ad oltre due anni dalla crisi il problema dei bonus, ancorché più volte affrontato, non pare affatto risolto: guardando agli USA, infatti ci si accorge che, escludendo gli istituti che hanno ricevuto aiuti pubblici, un buon numero delle altre banche (sia commerciali che di investimento) continuano tranquillamente a versare enormi bonus al proprio top management.

In realtà esistono alcune eccezioni costituite, ad esempio, da Bank of America, JP Morgan e Goldman Sachs che hanno ridotto la retribuzione variabile all'alta direzione, tuttavia si tratta di decisioni prese in totale autonomia, spesso più per motivi di immagine che di sostanza e, comunque, al di fuori di ogni regolamentazione di carattere generale che ne possa garantire la ripetitività nel tempo. Senza contare che, in prospettiva, il problema è destinato ad accrescersi in quanto le citate grandi banche, che hanno usufruito del sostegno del denaro pubblico durante la crisi, stanno facendo a gara per restituire al Governo gli aiuti ricevuti, anche per ottenere nuovamente mano libera sul fronte delle politiche retributive.

Anzi, a ben vedere, il problema dei bonus ha assunto anche aspetti paradossali in quanto l'inerzia dei "regolamentatori" USA non solo non ha portato ad alcuna soluzione di rilievo, ma ha addirittura generato un importante vantaggio competitivo per le Banche USA nei confronti, ad esempio, del sistema bancario europeo.

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