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Venerdì 2 Dicembre 2016, ore 20.59
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Farmaci italiani a peso d'oro

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L'incremento del costo dei farmaci
"Basta un poco di zucchero e la pillola va giù..." cantava Mary Poppins in un famoso film prodotto dalla Walt Disney, ...ma il conto troppo salato della farmacia proprio non riesco a mandarlo giù!

Se vogliamo fare i conti in tasca agli italiani, scopriamo che in media un cittadino del Bel Paese spende in farmacia per la propria salute circa 420 euro l'anno e che questa somma cresce notevolmente con l'avanzare dell'età anagrafica. Un ultrasettantacinquenne dovrà sborsare circa 12 volte tanto per permettersi il "lusso" di curarsi, dicendo praticamente addio a hobby vari e regalini per i nipotini. Questi non sono dati citati a caso, ma numeri ufficiali presi dal rapporto Osmed 2009 dell'AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco, nel quale si rileva un continuo incremento dei consumi nonostante la crisi economica. Possiamo tagliare su molte cose, ma la salute viene prima di tutto e questo gli italiani lo sanno bene.

Secondo un'indagine del Censis sul Welfare, l'impossibilità di pagare le spese mediche rappresenta la prima paura degli italiani, più sentita della criminalità e della disoccupazione, anche se come dice un famoso proverbio "la salute non si paga con la valuta". Questi timori nascono anche dal fatto che si registrano continui incrementi nei prezzi dei farmaci e che ormai per andare in farmacia bisogna portarsi dietro la carta di credito.

Eppure i prezzi industriali dei medicinali in Italia sono tra i più bassi d'Europa mentre quelli al pubblico sono il 25% superiori alla media dei paesi del vecchio continente. Come mai questo paradosso? Ad appesantire il prezzo finale dei farmaci italiani intervengono gli elevati margini di distribuzione e l'IVA.

Relativamente ai primi andrebbe cambiato non solo il modo di stabilire i margini, ma anche il sistema di distribuzione. Attualmente il margine previsto è una percentuale del prezzo del farmaco stesso, mentre si potrebbe applicare una quota fissa per confezione per ridurre le spese, come già fanno Gran Bretagna e Olanda. In aggiunta si dovrebbe passare alla liberalizzazione completa della distribuzione, permettendo la vendita dei farmaci rimborsabili nei supermercati, che adesso possono vendere solo i farmaci da banco che non richiedono prescrizione medica. Questa "semplice" mossa non farebbe altro che aumentare la concorrenza, portando così a una diminuzione dei prezzi.
Passando all'IVA ricordiamo che l'Italia è tra i paesi europei con la percentuale d'IVA più alta sui medicinali (10%). Ci batte solo la Germania con il 16%. In Francia e Spagna si applica un'aliquota che va dal 2% al 4% mentre in Gran Bretagna è nulla.


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