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Sabato 1 Ottobre 2016, ore 10.55
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Chi paga i ritardi biblici della PA

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L'indagine European Payment Index
La crisi mette a dura prova le imprese, che si trovano ad affrontare un calo della domanda, ma il credit crunch rappresenta uno degli elementi che più caratterizzano la crisi dell'ultimo biennio. E c'è molto di più, perché la sopravvivenza delle imprese è messa a dura prova anche dai ritardi nei pagamenti, comprensibili se la controparte è una impresa o un consumatore, inaccettabili se l'interlocutore è una Pubblica Amministrazione.

Il problema però è ben più complesso, perche nasce dal razionamento imposto dal Patto di stabilità interno, che ha generato forme improprie di autofinanziamento per Enti locali ed Aziende di pubblici servizi. A farne le spese sono, in primis, la rete di piccole e medie imprese coinvolte nella fornitura di beni e servizi e, in seconda battuta, i consumatori, vittime di disservizi di vario genere.

Un sondaggio annuale condotto nell'Unione Europea - European Payment Index - rivela che l'Italia è agli ultimi posti anche sotto questo aspetto. La fattura delle imprese ha una vita media di 42 giorni in UE quando il cliente è un consumatore, ma sale a 79 giorni nel nostro Paese. Nelle transazioni fra imprese, la fattura raggiunge 56 giorni in UE e ben 103 giorni in Italia. La situazione peggiora ancora quando la controparte è la Pubblica Amministrazione - centrale o locale - perché in questo caso lo spread Europa-Italia si allarga ancora, con una fattura rispettivamente di 65 e 180 giorni. Vale a dire che un'azienda non vedrà pagati i beni e servizi offerti alla PA prima di sei mesi (in media).

La situazione è ancora più critica se si tiene conto della reticenza delle banche a concedere credito, dei tempi sempre più brevi di finanziamento e dell'impossibilità di sospendere le forniture che, il più delle volte, si riferiscono a beni di pubblica utilità.

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