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Venerdì 9 Dicembre 2016, ore 12.39
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Parola d'ordine: fidelizzare. Il business delle fidelity card

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Il business delle fidelity card
In questi tempi di crisi soldi nel portafogli ce ne sono pochi. Men che meno bancomat e carte di credito, spesso prosciugati molto prima del famoso "san paganini"... Qualcos'altro, piuttosto, riempie e colora tasche e scomparti dei nostri portamonete: le fidelity card!

Chi non ne ha almeno una decina? C'è quella del supermercato di fiducia, quella del mega store svedese di mobili, quella del negozio di elettronica... anche i saloni di bellezza e le farmacie stanno comiciando a munirsene.

Dovunque si vada, ormai, la gentile cassiera ci chiede se vogliamo compilare un modulo con i nostri dati anagrafici in cambio di quel pezzetto di plastica con la banda magnetica. Tra poco anche al banco del mercato ce ne proporranno una, tanto per fidelizzarci un po'!

Ma cosa c'è dietro questo business che non sembra conoscere crisi alcuna? Soprattutto, chi ci guadagna veramente, il cliente, il gestore o entrambi?

Che si tratti di un business fiorente è facilmente dimostrabile: basta fare un giro sul web per rendersi conto di quante aziende, sparse per l'Italia, propongono alle attività commerciali vari tipi di card o software per gestirle al meglio.

Queste ditte spiegano come l'evoluzione del mercato abbia modificato i comportamenti di acquisto delle persone. Oggi si può scegliere liberamente dove fare i propri acquisti, sia per la vasta scelta di esercizi commerciali che per la disponibilità di mezzi di locomozione. Si monta in macchina un sabato pomeriggio di pioggia e ci si avventura in questo o quel centro commerciale. E se ne inaugurano uno nuovo, la tentazione è troppo forte per non farci una capatina.

Per questo diventa sempre più importante accattivarsi il più gran numero di clienti possibile con strumenti e strategie commerciali semplici ed efficaci, anche perché "costa 5 volte meno mantenere un cliente che acquisirne uno nuovo", si legge sul sito specializzato cheapcard.it, ed un cliente "avrà forti motivazioni per restare fedele, se ravvisa nel fornitore una significativa attenzione alla sua identità", si apprende ancora. Non solo. Sembra che dopo alcuni anni circa la metà dei clienti di un esercizio si "stanchi" per rivolgersi ad un concorrente. Una perdita di non poco conto che spinge i gestori ad inventarsi ogni strategia possibile per evitare questa tragica emorragia di consumatori.

Fidelizzare, fidelizzare, fidelizzare, insomma.

"La fidelizzazione della clientela viene stimolata e promossa studiando particolari progetti di marketing, che prevedono l'elargizione di benefici, vantaggi o premi da parte dell'azienda promotrice nei confronti dei suoi consumatori" - spiega Wikipedia. "In questo modo il brand viene necessariamente associato a caratteristiche positive e costruttive che il consumatore ricorda con piacere in un processo virtuoso di affezione alla marca. Spesso il mezzo utilizzato per i programmi di fidelizzazione è la fidelity card, uno strumento utile per l'identificazione del cliente e che è il simbolo di riconoscimento e di appartenenza".

Ovviamente non è una invenzione nostrana. Nei paesi occidentali più industrializzati è una pratica diffusa ormai da decenni.
Nel Regno Unito sono chiamate "loyalty card" (carta fedeltà), in Canada e negli Stati Uniti "discount card" (carta sconti) o "club card" (carta club). In Italia per il momento ci si accontenta di chiamarle "carta fedeltà" o "carta club".


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