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Lunedì 6 Aprile 2020, ore 06.47
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La coperta corta delle famiglie italiane

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Una mano dalle Social Card
Proprio per dare una mano alle famiglie con maggiori difficoltà, poco più di due anni fa, il Governo ha introdotto la Social Card; uno strumento pensato per combattere la povertà e destinato a chi riesce effettivamente a documentare lo status di "famiglia in difficoltà economiche".

Ebbene a due anni dal suo debutto, l' ACLI ha presentato un progetto di rafforzamento della carta, da estendere a tutte quelle famiglie che, secondo l'ISTAT, abbiano un reddito tale da non potersi assicurare un livello di vita "minimamente accettabile". Il progetto di rafforzamento delle Cards elaborato da Cristiano Gori, ricercatore presso l'Istituto per la Ricerca Sociale (IRS) e da un gruppo di psicologi, economisti e sociologi, era stato elaborato per aumentare l'importo mensile della Card. Secondo il progetto si sarebbe passati così dagli attuali 40 euro mensili a 129 euro in media.

La principale novità rispetto alla vecchia Carta acquisti sarebbe la variabilità degli importi, modulati a seconda del livello di povertà dei beneficiari, garantendo di fatto un incremento medio del reddito familiare del 18%. Questa percentuale, secondo le linee guida, dovrebbe maggiorata fino al 40% per quelle famiglie il cui reddito non supera i 6mila euro l'anno, che sono il 44% del totale.

Per questo progetto ambizioso, che mira a fare entrare l'Italia tra i Paesi europei che già si servono di questi strumenti per abbattere la povertà, si è calcolato che sarebbero necessari 787 milioni di euro l'anno, 667 milioni per il contributo monetario vero e proprio e 120 milioni, da dividere tra Stato e Regione, per garantire la fornitura del servizio.

Ma il Milleproroghe ha infranto tutti i sogni! Eh si, perché con il Milleproroghe è arrivata anche la rinnovata versione della carta acquisti che sarà distribuita attraverso gli enti non profit, attivi nel contrasto alla povertà alimentare ed estrema. La sperimentazione coinvolgerà i comuni con popolazione superiore ai 250 mila abitanti, chiamati a individuare gli enti ai quali affidare una quota di carte acquisti per imbastire il progetto pilota, che potrà contare su risorse pari a 50 milioni di euro. Quindi sfumano i 787 milioni di euro "sognati" dalle ACLI!

Entro la fine di marzo, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali dovrà emanare un decreto in cui saranno stabilite le modalità di selezione degli enti caritativi destinatari delle carte, le caratteristiche dei beneficiari, le modalità di rendicontazione sull'utilizzo e quelle di adesione dei comuni coinvolti nella sperimentazione. Ma per una Card che ancora non c'è, già ci sono le prime critiche: la sperimentazione di un anno affidata a questi enti caritatevoli non piace a tutti. I pensionati italiani della CGIL criticano il percorso della sperimentazione che individua le sole città con popolazione superiore ai 250 mila abitanti, dal momento che esistono fasce di povertà diffusa anche in moltissimi comuni di medie e piccole dimensioni.

"L'affido di un secondo canale di gestione della Carta Acquisti - spiegano dal sindacato - può essere utile al fine di recuperare una parte di potenziali fruitori che per vari motivi non possano essere raggiunti dall'informazione sullo strumento di sostegno". E' molto probabile che la che la nuova versione seguirà i dettami di quella vecchia, che valeva 40 euro al mese e poteva essere utilizzata per effettuare i propri acquisti in tutti i negozi alimentari abilitati (riconosciuti in base alle categorie merceologiche). Con la carta, inoltre, si possono anche avere sconti nei negozi convenzionati che sostengono il programma Carta Acquisti.

La novità maggiore è che l'intermediazione viene affidata al terzo settore, perché saranno quelli che il Milleproroghe definisce "enti caritativi" i destinatari della carta, che successivamente dovrà essere assegnata alle persone che versano in condizione di bisogno. Per quanto riguarda gli aspetti normativi, il decreto Milleproroghe stabilisce che i cosiddetti "enti caritativi" vengano selezionati in base allo loro natura no profit, alle finalità statutarie, alla diffusione dei servizi e delle strutture "gestite per il soddisfacimento delle esigenze alimentari delle persone in condizioni di bisogno", del numero medio di persone che vi fanno riferimento e al numero di giornate in cui il servizio è prestato. Quindi una selezione in base all'effettivo impegno profuso direttamente sul campo in condizioni di accertata continuità.

La fase due del progetto "social card" proposta dalle ACLI, non ha quindi trovato l'appoggio della politica, anche in virtù della "coperta corta" e quindi l'esercizio psico-attitudinale più in voga in questi tempi, e cioè tirare la cinghia, sarà ancora più pressante.


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