Martedì 7 Luglio 2020, ore 21.53
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Inquinamento industriale: terra, povera terra, perche non parli?

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L'inquinamento industriale
Siamo finalmente giunti al nocciolo della questione: le industrie. Le attività industriali producono ben il 75% dei rifiuti totali, mentre solo il 25% deriva dalle attività domestiche. Sappiamo bene che esiste un conflitto d'interesse tra economia e ambiente, poiché l'eliminazione o la riduzione dell'inquinamento si traduce in maggiori costi di produzione dei processi industriali.

Attualmente lo sforzo per ridurre l'inquinamento industriale è decisamente basso, con le industrie che preferiscono pagare delle multe contenute, piuttosto che affrontare i costi di adeguamento dei loro impianti. Le industrie scaricano nei fiumi, nei laghi, nei mari e nell'aria sostanze tossiche provenienti dalle diverse lavorazioni, provocando danni non solo alla flora e alla fauna, ma anche all'uomo. A poco sembra essere servita la legge (D.L. 59/2005 di recepimento della direttiva europea IPPC, Integrated Pollution Prevention and Control) per il rilascio dell´autorizzazione all'esercizio degli impianti industriali dalla "Autorità competente", senza la quale circa 52.000 impianti non possono funzionare.

Considerato che in Italia non riusciamo ancora a risolvere il problema rifiuti urbani in Campania (a tal proposito ricordate la mozzarella di bufala alla diossina?), come sarà la situazione a livello industriale? In Italia i rifiuti speciali prodotti ogni anno sono circa 134 milioni di tonnellate, di cui 103 mln "gestiti".
L'industria italiana si conferma come la principale fonte di microinquinanti scaricati in atmosfera, producendo il 60% del cadmio totale, il 70% delle diossine, il 74% del mercurio, l'83% del piombo, l'86% dei Policlorobifenili (PCB), l'89% del cromo, fino al 98% di arsenico.

In Europa, invece, si producono circa 1,3 miliardi di tonnellate di rifiuti, di cui 40 milioni di tonnellate di natura pericolosa mentre Il 75% dei grandi impianti è ancora senza Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), strumento fondamentale sulla prevenzione e il controllo integrato dell'inquinamento industriale.

Secondo le elaborazioni di Legambiente in Italia, su 191 impianti industriali, solo per 41 è stata rilasciata l'AIA (21%), mentre per 143 il procedimento non si è concluso. Le industrie chimiche e metallurgiche sono quelle che producono maggiori "scorie industriali", che possono arrecare danni rilevanti non solo all'ambiente naturale ma anche all'uomo. Non arriviamo, però, a demonizzare l'industria, fautrice di sviluppo, ricchezza e occupazione: dobbiamo concentrarci su come prevenire e ridurre i danni ambientali. Lo sviluppo industriale ed economico può essere compatibile con la salvaguardia dell'ambiente, basta abbracciare il concetto di sviluppo sostenibile, uno sviluppo cioè che possa soddisfare i bisogni crescenti delle attuali generazioni, senza togliere mezzi a quelle future per soddisfare i loro.

Se le industrie non fanno la loro parte possiamo in qualche modo costringerle noi singoli cittadini attraverso una "domanda ambientale", ossia una domanda di beni prodotti con il minor impatto possibile. Se il consumatore decide di consumare prodotti ottenuti in modo ecologico, l'impresa per adeguarsi alla domanda dovrà modificare i processi produttivi e le materie prime, dando vita ad un bene eco-compatibile. E' un cambiamento di mentalità che richiede tempi abbastanza lunghi ma che può dare i suoi frutti.

Abbiamo iniziato canticchiando e così decidiamo di salutarci facendo altrettanto. Questa volta esortando tutti ad intonare "Heal the World" (Salva il mondo) di Michael Jackson, riflettendo sul ritornello, che dice: "Heal the world, make it a better place, for you and for me and the entire human race".


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