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Giovedì 19 Ottobre 2017, ore 18.44
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Il punto sulle commodities 13 giugno 2017 - [video]

Il mercato delle materie prime analizzato dall'Ufficio Studi di Teleborsa

Altra settimana drammatica per il petrolio, che ha chiuso venerdì a 45,83 dollari al barile, in ribasso del 3,84% scivolando ai minimi da inizio maggio. A penalizzare il greggio concorrono ancora le preoccupazioni di un aumento dell’offerta da Shale Oil, dopo che il report di Baker Hughes ha segnalato un nuovo amento dei pozzi attivi, il ventunesimo consecutivo, che porta il totale a 741 (8 in più della settimana precedente). Ciò si è aggiunto all’amara sorpresa di un aumento delle scorte rilevato dall’EIA, il primo in nove settimane.

Il gas naturale invece chiude la settimana in rialzo, segnando un incremento dell’1,3% a 3,039 dollari per milione di BTU, recuperando dai minimi e sopra la soglia psicologica dei 3 dollari. Indubbiamente ha beneficiato di ricoperture e di previsioni meteo che indicano temperature in aumento, prospettando un aumento dei consumi per il condizionamento. I dati settimanali sugli stoccaggi invece sono risultati una doccia fredda: l’EIA ha rilevato un aumento di 106 BCF contro attese per un calo di circa 90 BCF.

Quotazioni in aumento per il grano, che ha chiuso in rialzo del 3,78% a 445,75 cent per bushel, scommettendo sulla siccità che ha investito Stati Uniti, Canada e Mar Nero. Il report dell’USDA però ha esercitato qualche pressione sul frumento, rialzando le stime di produzione a 1,25 miliardi di bushel, sebbene il quantitativo risulti ancora in calo del 25% rispetto alla stagione 2016.

Settimana fiacca per l’oro, che ha ceduto lo 0,65% a 1.268,5 dollari l’oncia, a causa della forza del dollaro, conseguente al crescere dei rischi politici legati al risultato incerto delle elezioni in Gran Bretagna. L’aumento del rischio ha favorito il dollaro come riserva di valore e penalizzato sterlina ed euro. A condizionare il metallo prezioso ha contribuito anche l’attesa di un imminente rialzo dei tassi USA. Mercoledì, la Fed procederà con il secondo aumento dei tassi, ma sarà più importante capire se l’exit strategy accelererà o se proseguirà con un ritmo molto graduale.

Il rame chiude la settimana in rally, guadagnando il 2,9% a 2,65 dollari la libbra, per ragioni di carattere speculativo e temporaneo. A sostenere il rialzo delle quotazioni due fattori principali: il clima austero in Sud America e il riemergere di proteste dei lavoratori presso importanti miniere in Indonesia.
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