Teleborsa utilizza cookie, anche di terze parti, e tecnologie simili per gestire, migliorare e personalizzare la tua esperienza di navigazione del sito. Per maggiori informazioni su come utilizzare e gestire i cookie, consulta la nostra Informativa sui cookie. Chiudendo questa notifica o interagendo con questo sito acconsenti al nostro utilizzo dei cookie. X
Lunedì 26 Febbraio 2018, ore 00.44
Azioni Milano
A B C D E F G H I J K L M N O P Q R S T U V W X Y Z

Italia fuori dalla crisi economica o con l'elmetto in testa?

Abbiamo domandato in un’intervista al dottor Andrea Ferretti, giornalista economico e docente universitario, se la situazione economica a livello europeo sia effettivamente più serena.

"Direi che il periodo peggiore, quello dell’allarme rosso che è durato fino al 2013, adesso è passato", così in prima battuta il dottor Ferretti che definisce la situazione nella quale ci troviamo oggi, una situazione di rischio moderato: "un allarme giallo" come sostiene.

Ciò che veramente è cambiato e migliorato, prosegue il docente universitario, è il sentiment dei mercati: "un fattore "S" che tutto sommato rappresenta le ansie e le paure dei mercati stessi. Questo fattore "S" durante la crisi è stato molto pericoloso, perché in alcuni casi addirittura si è sostituito ai dati oggettivi di natura economico, esasperando delle situazioni di per sé già complicate".

Quello che siamo andati ad indagare con il dottor Ferretti è stato quindi quale sia nello specifico la situazione dell’Italia in questa ottica di un sentiment europeo più tranquillo: "tutti i macro indicatori sottolineano che una certa ripresa c’è, fragile e lenta ma c’è, e ad esempio per quanto riguarda gli indicatori di crescita tutti quanti hanno abbandonato quella spirale dello "0," e si muovono tutti più meno tra l’ "1" dell’ OCSE e l’ "1e mezzo" del fondo monetario.

Secondo Ferretti, è vero che l’Italia sia cresciuta ma rimane comunque preoccupante il gap tra l’economia italiana e quella degli altri paesi quindi non si può abbassare la guardia. Il timore è appunto che i nostri fardelli strutturali, quali debito pubblico, credito deteriorato ed una produttività ancora lontana dagli altri paesi europei, rallentino la crescita dell'Italia stessa e porti ad una divaricazione tra l’economia italiana e quella degli altri partners europei.
Altri Video
Commenti
Nessun commento presente.
Per inserire stili HTML nel commento seleziona una parola o una frase e fai click sull'icona corrispondente.