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Domenica 18 Febbraio 2018, ore 20.57
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Crediti deteriorati, un fardello da portare ancora per molto?

In un'intervista ad Andrea Ferretti, docente universitario e giornalista economico, abbiamo domandato come mai in quest'ultimo periodo, parlando di banche immediatamente emerga il problema del credito deteriorato.

"Purtroppo dopo 9 anni di crisi il sistema bancario europeo ha accumulato crediti deteriorati per circa 1000 miliardi. Si tratta di crediti di difficile recupero che contengono anche la categoria più pericolosa che è quella delle sofferenze bancarie. Ora poiché già dal 2004 gli accordi di Basilea impongono agli istituti di effettuare importanti accantonamenti a conto economico e di dotarsi di importanti riserve di patrimonio, a fronte delle possibili perdite che possono derivare, sia dal credito in generale ma soprattutto dal credito deteriorato è del tutto evidente che questo è il problema principale che hanno oggi le nostre banche".

Secondo l'economista quello del credito deteriorato è sicuramente un problema europeo perché, come da lui precedentemente ricordato, l'Europa ha accumulato crediti deteriorati per 1000 miliardi ma non è effettivamente ripartito tra i vari partners europei: "Se andiamo a guardare meglio, ci accorgiamo che il rapporto tra il credito deteriorato e totale degli impieghi è intorno al 12% in Italia, intorno ad un 5% a livello europeo ma scende drasticamente a 3,5% in Francia e al 2% in Germania. Quello che è importante però evidenziare è che questa disparità di situazioni tra i partners, e in particolare tra l'Italia e gli altri, non deriva per nulla dal fatto che in Italia le banche non sono in grado di fare un corretto credito".

Si perché come prosegue nella spiegazione Ferretti, tutto deriva piuttosto dal fatto che le banche Mediterranee in generale e quelle italiane in particolare destinano circa il 70% dei loro impieghi al supporto delle imprese è solamente al 30% alla finanza. Viceversa, le banche anglosassoni tendono a invertire questo rapporto, puntando l'attenzione per il 70% sulla finanza e il 30% al supporto delle imprese. "È del tutto evidente - dichiara - che dopo 9 anni di crisi le banche italiane abbiano un fardello decisamente più pesante di quello delle banche anglosassoni. Dal canto loro però le banche anglosassoni hanno una problematica legata appunto alle poste di natura finanziaria, come possono essere i derivati o le poste di livello 3, che sono poste contabilizzate in bilancio, molto in liquido e dalla valutazione particolarmente incerta.

Naturalmente questo fardello incide sull'economia e come spiega il dottor Ferretti concludendo: "il problema è sempre quello, più la vigilanza chiede alle banche di dotarsi di maggiori e riserve patrimoniali, di fare più accantonamenti, nel tentativo di rendere più solido il sistema bancario, più le banche hanno difficoltà a seguire le imprese che sono in debito di ossigeno. Oltretutto qui abbiamo un problema di velocità relative perché è vero che le nuove normative di vigilanza nel medio-lungo termine rendono il sistema bancario più resistente a successive crisi ma è pur vero che dall'altra parte le conseguenze sulle aziende e sul tessuto imprenditoriale sono immediate perché le aziende si possono trovare nella situazione immediata di aver minor flussi di credito e magari ad un costo maggiore".


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